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Le cameriere, quelle giovani ed impacciate, lo sanno

Le cameriere, quelle giovani ed impacciate, lo sanno

Davide Cardile

Avevano gambe lunghe, un sorriso smagliante, forme aggraziate, e sapevano di fritto.

Due o tre sere la settimana le trovavi lì a servire ai tavoli, o dietro il bancone di un bar, qualcuna l’ho conosciuta in una friggitoria.
Avevano imparato a correre con più piatti alla volta, a non far caso agli occhi dei clienti che le accompagnavano, a guadagnarsi la mancia che molte volte contava più dello stipendio.
Altre sere le vedevi in discoteca come star della televisione, e la mattina erano capaci di essere in forma per una lezione di economia.

Le mie compagne di università erano quasi tutte cameriere, e lo facevano con classe, senza vergogna e con uno scopo.
Lo scopo era ciò che le rendeva così aggraziate anche sguazzando dietro i tavoli, e bellissime anche se con quei gilet troppo larghi o troppo stretti.

Mai come in questo momento mi vengono così in mente i loro sorrisi e quell’odore di fritto.

Non dire alle persone cosa fai

Mi tornano in mente anche rileggendo un vecchio pezzo di Bruce Kasanoff,  Never Tell People What You Do.

Bruce dice che la domanda è quasi sempre sbagliata, e quasi sempre sbagliate sono le risposte che danno certe persone.

C’è cosa fai oggi, i fatti, quelle operazioni svolte anche meccanicamente per pagarti l’affitto, l’università o dare da mangiare ai tuoi figli. Ma c’è anche ciò in cui credi, una bandierina messa lontana, lontana, ma della quale percepisci i contorni, o li immagini nitidi. C’è “cosa fai” e c’è “cosa vuoi”.

Chi sei >>> è dato da chi vuoi essere e diventare, non da ciò che fai.
Cosa hai fatto sin qui >>> è il tuo passato, rispettabilissimo e prezioso, ma non è ciò che sei.
Le cameriere lo sanno.

Nell’articolo, Bruce fa proprio questo esempio: chiedi ad una cameriera che fa e con buone probabilità ti risponderà di fare l’attrice o di volerlo diventare.
Le cameriere, come quelle delle quali ho memoria, lo sanno.
Le persone molte volte no.

Scopo, buona causa e vergogna

La storia delle cameriere è la storia di molti di noi, di molti che mi scrivono confusi, di chiunque in un certo momento della propria vita si ferma a guardarsi da fuori. O si ferma prima di rispondere a chi gli chiede “Chi sei? Che fai?”
Per molti aspetti è una storia di vergogna.

  • La vergogna di non essere ancora ciò che si vuole diventare, di fare qualcosa che si reputa poco prestigioso.
  • La vergogna di avere un’aspirazione diversa, uno scopo anche se si indossa un camice bianco, o uno di quei gilet troppo larghi o troppo stretti.

Le cameriere invece hanno quel piglio tipico del fundraiser perfetto: combattono la vergogna con lo scopo.

Si, direi si tratta di questo.

La maggior parte delle persone muoiono a chiedere qualcosa, preferirebbero nutrirsi di sole cipolle anziché chiedere alle persone qualcosa da mangiare.
Ma le stesse persone non hanno alcuna esitazione a chiedere quando in difficoltà vi è un’altra persona. E non si tratta di altruismo.
Chiedere per te è un conto, chiedere per qualcuno è completamente diverso, e più facile.

È ciò che si chiama buona causa ed è il miglior antidoto alla vergogna del chiedere.

Le organizzazioni senza scopo di lucro elemosinano soldi dalla mattina alla sera ma lo fanno con una buona causa e diventa un gesto nobile.
Le cameriere pure. Portano i piatti o li lavano con uno scopo preciso, con in testa ciò che vogliono essere e fare, e questa è la buona causa che le rende aggraziate.

In questo sono complici anche le persone che guardano, che chiedono, che giudicano.
Una cameriera che ti dice “faccio l’attrice” o “studio per diventare avvocato” è credibile e merita stima.

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Il discorso è diverso quando si diventa più grandi e quando non si è più cameriere (chiaramente tutto il discorso non ha genere)
Siamo noi e gli altri a non perdonarci e non concedere il dubbio.

Il cameriere è cameriere, cos’altro?
Se sei cameriere è ridicolo pensare di fare l’attore.

Colpa di chi giudica ma anche nostra. La domanda “che fai?” è una domanda sbagliata ma più sbagliata ancora è la risposta.

Che fai…per diventare ciò che vuoi essere?

Non dire alle persone che porti piatti avanti e indietro dalla cucina almeno che non sia ciò che hai sempre sognato.
Non è una bugia, non è da nascondere ma non è importante.
Siamo troppo Grandi per descriverci con fatti ed operazioni meccaniche.
Le persone non sono ciò che fanno ma ciò che vogliono essere.

Morale (cosa sanno le cameriere)

Se ti vergogni di ciò che stai facendo non dovresti oppure significa che non hai ancora trovato uno scopo.
Se ti vergogni di sognare di diventare attrice o avvocato forse è ancora questione di scopo, o di seghe mentali.
Se ti racconti come una/o che porta i piatti avanti e indietro dalla cucina…forse è vero. O forse è ancora questione di scopo.

Insomma, se c’è una buona causa, se c’è uno scopo, non c’è vergogna ed ogni sogno è lecito.

Le cameriere che sanno di fritto…lo sanno.

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