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“Dove stai andando?” Se rispondi “non lo so” forse sei a buon punto

“Dove stai andando?” Se rispondi “non lo so” forse sei a buon punto

Chiara

Ci sono giorni e giorni. Quelli in cui sei quasi sicura di sapere dove stai andando. E quelli in cui ti rendi conto che non ci capisci niente.
Quelli in cui “altrove” pare il luogo migliore che esista sul pianeta terra. E quelli in cui ti chiedi perché restare qui sia davvero peggio che andare altrove.

Quelli in cui continui a cercare, senza sapere di preciso che cosa. E quelli in cui ti fermi, respiri e cerchi significato. Mi viene in mente la storia di Fayan, un giovane in cerca della via e Dizang, il suo maestro.

Dizang vide Fayan vestito da viaggio, pronto per partire e gli chiese: “Dove stai andando?”.
Fayan rispose: “In pellegrinaggio”.
Dizang chiese: “Qual è lo scopo del tuo viaggio?”.
Fayan rispose: “Non lo so”.
Dizang concluse: “Non sapere è più intimo”.

Siamo un po’ tutti Fayan

Ci vestiamo con gli abiti da viaggio. Zaino in spalla. Scarponi tirati a lucido. Bandana intorno al collo pronti per il grande viaggio della vita. Un viaggio di cambiamento. Ma, verso dove?

Di solito il dove è sempre un luogo che immaginiamo migliore di quello in cui viviamo. Migliore delle condizioni in cui siamo. Migliore sia a livello professionale, sia a livello privato che sociale. Insomma un altrove da favola, come fanno vedere in svariati spot pubblicitari.

E così, carichi di tante aspettative e magari pure gasati della nuova avventura, ci mettiamo in cammino. E pare davvero tutto una entusiasmante. Tutto meglio di quello che lasciamo alle spalle.
Fino a quando (chi prima, chi poi) incontriamo il maestro Dizang che ci chiede: “Qual è lo scopo del tuo viaggio?”.
A questo punto, di solito, pochi hanno la risposta pronta. Alcuni (i più intraprendenti) la buttano lì a casaccio credendo di far bella figura per ricevere così approvazione. I più (timidi) fanno scena muta.

Pochissimi forse darebbero la risposta di Fayan “non lo so”. Eppure solo a loro il maestro Dizang direbbe che “non sapere è più intimo”.

Intimo che nella tradizione zen è sinonimo di illuminazione, risveglio, realizzazione ed io ci aggiungo anche di umanità.
Ecco perché il maestro Dizang dice che non sapere è più intimo. Perché solo di chi è umile ed onesto da ammettere di non sapere dove sta andando e di volerlo davvero comprendere, il suo cuore e la sua mente saranno pronti per vedere che “la via è proprio sotto i tuoi piedi”.

E che si è pronti per accettare di cambiare. E che non c’è nessun altrove migliore di dove già si è. Non c’è nessun motivo di cercare fuori quello che già c’è dentro.

È un po’ quello che mi sta capitando oggi mentre scrivo.
Scrivo da un posto insolito. Insolito non nel senso di non conosciuto, insolito perché non è il solito luogo da cui scrivo. Oggi va così. Open non ne vuol sapere di stare dentro casa. E quindi per fargli compagnia cedo e mi sposto con il pc a casa dei miei dove lui dorme, gioca e fa il matto in giardino.
Mi costringo così a cambiare. Postazione, spazio e visuale, abitudini e rituali che accompagnano la scrittura.

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E cambiare non è mai facile nonostante a prima vista, navigando ad esempio nel web, sembrerebbe di sì. Esperti e tuttologi che vendono cambiamento al Kg, facile, veloce, indolore, a buon prezzo.

E poi ci sono/siamo noi “acquirenti”. Quasi pronti a mettere mano a portafogli e carte di credito credendo che basti davvero comprare e fidarsi.

Solo che non basta mai. Per quanto possa essere bravo il tuo maestro, il lavoro importante tocca a te. L’accettazione.

Il poeta E. E. Cummings disse che “ci vuole coraggio per crescere e diventare ciò che siete veramente”.

Già. Ci vuole coraggio per aver coraggio di cambiare. Per essere Fayan e ammettere di non sapere…

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