Fabio Martinez è scrittore (ha pubblicato tre libri e Il…
Imparando a fare silenzio.
– Ammiro molto chi promette, anche se poi non è in grado di mantenere i suoi nobili propositi. Io sono così incapace che nemmeno inizio a pensarci e, se qualcuno mi chiede di promettere qualcosa, rifiuto.
…
– Te ne parlo perché mi è tornata in mente la storia di quei quattro allievi della scuola Tendai. Avevano tutti promesso di stare zitti per una settimana. Ma già il primo giorno, tutti finiscono per parlare. La luce di una lampada si stava affievolendo, e uno dei quattro ordinò a un servitore di sistemarla; quindi il secondo gli ricordò che avrebbero dovuto tacere; il terzo diede loro degli stupidi; e il quarto disse che era stato l’unico a non fiatare. Se non avessero nemmeno parlato della loro promessa, avrebbero rispettato davvero il silenzio, non trovi?
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– A cosa serve, poi, dover fare silenzio per sette giorni? Almeno che tu non abbia problemi alla gola, proprio non lo capisco.
…
– Perché promettiamo, per paura che le cose cambino o per provare a cambiarle? Le cose cambieranno comunque. Prometti a qualcuno di essergli sincero? Cerca soltanto di esserlo. Prometti a una donna di amarla sempre e comunque, in salute e in malattia? Ma che vuoi saperne del domani? Io non ne so nulla, mi limiterei ad amare.
– Manca poco alla primavera!
– La primavera?
– Sì, e fra poco i ciliegi saranno nuovamente in fiore, eppure nessun albero credo abbia mai promesso alcun ché.
Cosa ne pensi?
Fabio Martinez è scrittore (ha pubblicato tre libri e Il Graal ritrovato, edito da Tipheret, è il suo ultimo romanzo), sceneggiatore e storyteller. Per narrare (anche impresa), ha inventato un nuovo format (#dialoghidimpresa): dialoghi autonomi, per lo più brevi e che non si esauriscono svolgendo la loro funzione pubblicitaria, restando capaci di durare nel tempo e nello spazio. Possono essere tra due o più persone, tra un essere umano e un animale, un robot, il vento o qualunque altro interlocutore immaginabile. Possono raccontare e parlare di tutto anche dello Zen. D’altronde, il nostro modo di pensare, di ragionare non è un dialogare con noi stessi? Tutta la nostra realtà non è forse un dialogo costante?


