Fabio Martinez è scrittore (ha pubblicato tre libri e Il…
Accanto al fumo d’incenso.
– Non puoi chiedere a un verso di lasciare le tue mani o la tua voce. Non puoi chiederlo nemmeno a una parola, come farlo con un verso intero?
– …
– Oggi ho parole stanche e forse pure ripetitive.
– …
– Quando scrivo, oscillo da un estremo all’altro ma non pretendo certo equilibrio. Questo esiste davvero? No, almeno nel mio animo, almeno per com’è adesso. Quando scrivo, cuore e mente lottano così come me contro la mia ombra. Io voglio dare ascolto alla mia Anima ma la mia ragione mi distoglie, mi porta lontano da lei, assorda il mio udito, offusca la mia natura. Tutto diventa una lotta, dentro di me, più di quanto lo sia di solito. Poi, finalmente ricordo che posso essere gentile con la mia attenzione, finalmente mi appare come una piuma la più leggera. I pensieri soffiano in tutte le direzioni e lei non è libera di posarsi dove vorrebbe. Ma un solo istante di armonia, quella che si crea in ogni battaglia, come per caso, mi sveglia e mi permette di placare quel vento e di lasciare che quella piuma si posi lieve tra le mani della mia Anima o sui suoi capelli, sul suo corpo. Io non so come si scrive, io non aspetto l’ispirazione, la temo come un fiume in piena, la ingabbio e me con lei. Io non so scrivere, non so con quanta fedeltà traduco le parole del mio cuore. So solo riconoscere quel momento di armonia.
Cosa ne pensi?
Fabio Martinez è scrittore (ha pubblicato tre libri e Il Graal ritrovato, edito da Tipheret, è il suo ultimo romanzo), sceneggiatore e storyteller. Per narrare (anche impresa), ha inventato un nuovo format (#dialoghidimpresa): dialoghi autonomi, per lo più brevi e che non si esauriscono svolgendo la loro funzione pubblicitaria, restando capaci di durare nel tempo e nello spazio. Possono essere tra due o più persone, tra un essere umano e un animale, un robot, il vento o qualunque altro interlocutore immaginabile. Possono raccontare e parlare di tutto anche dello Zen. D’altronde, il nostro modo di pensare, di ragionare non è un dialogare con noi stessi? Tutta la nostra realtà non è forse un dialogo costante?


