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85. Ichi-go ichi-e

85. Ichi-go ichi-e

Fabio Martinez
85. Ichi-go ichi-e

Ichi-go ichi-e.
– Giusto poco fa, mentre entravo nella stanza del tè, un grosso gatto si è intrufolato dietro di me, camminando con fare un po’ sonnacchioso ma anche inesorabile, diretto proprio verso il mio caro vaso inazuka; l’ha colpito con la sua zampa e, così come è entrato, è uscito. Mi ha sorpreso talmente tanto che non ho più saputo se raccogliere quegli anemoni o no. Mi sono soltanto limitata a osservare i fiori sparsi per terra. Pensate che sia qualche presagio? Come devo interpretare il gesto di quel gatto?

– Lo avevate mai visto?
– Non che io ricordi.
– Forse avete commesso quello che per lui è stato un torto e ve l’ha ricambiato.

– Oh,
– O forse non apprezzava la vostra composizione floreale.
– Oh,
– O magari non vi è alcun motivo dietro la sua azione.

– Però questa vicenda mi pare voglia dirmi qualcosa.
– Cosa?
– Mettiamo che, come avete appena detto, quel gatto non avesse alcun motivo per ribaltare il mio vaso, allora avrebbe agito per puro istinto.
– Non mi sorprenderebbe, è un gatto d’altronde.
– Sì, ed è proprio quell’istinto che cerco quando dispongo i fiori che raccolgo, lo stesso cui provo ad abbandonarmi durante la cerimonia del tè. Che l’istinto che tanto perseguo abbia gettato per terra quel vaso di bambù, per dirmi proprio che esso è imprevedibile e che dunque non va minimamente inseguito, altrimenti può solo sfuggire?

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– Chissà! Di certo, non credo che quel gatto si sia posto tutte queste domande.

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