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La magia del muoversi e fare succedere le cose

La magia del muoversi e fare succedere le cose

Enrico Chiari

“Ogni anno dei miei ultimi 5 anni ha in sé qualcosa di chiaramente diverso l’uno dall’altro.”

Me l’ha detto un caro amico, che ammiro e a cui auguro di continuare a brillare.

Che frase potente. Ma soprattutto, che lusso. Poterlo pensare e poi condividerlo col mondo è un lusso che solo la minoranza si può permettere. E la minoranza non è la maggioranza.

Nella maggioranza dei casi, di fronte a una frase così, una parte reagirà con scetticismo. Una reagirà con invidia. Una semplicemente non crederà che sia vera.

“Deve essere fortunato uno così. O avere tanto tempo, o avere tanti soldi da parte”. Frase tipica da maggioranza.

Ma questa non è la storia di questo post.

La storia è che gli ultimi 5 anni di questo mio amico sono davvero stati uno diverso dall’altro. Non per i momenti in cui si è emozionato, o per quelli in cui ha ottenuto un risultato ambito, o per quelli in cui si è messo a piangere da solo per le difficoltà. Non perché in questi anni si è spaventato o invaghito di meno, illuso o sorpreso di più, ricreduto prima e rinfrancato poi.

Ogni anno è stato diverso l’uno dall’altro perché lui si è mosso. Un movimento realizzato nello spazio. Incontrando e conoscendo persone, partecipando a corsi di formazione, usando i social network per porre basi di relazioni socio-professionali virtuose (poi continuate nella realtà reale).

Un movimento, soprattutto, realizzato nel tempo. Per far succedere le cose. Gli eventi, le opportunità, i doni. Anche le delusioni, le risposte negative, le occasioni perse, i “no grazie, non mi interessa”, i treni mancati.

Tutte cose che ‘ragionano’ ciclicamente. E ritornano sulla traiettoria delle persone che si muovono anche nel tempo.

Per il mio amico, ciò ha significato la presenza di 4 ingredienti fondamentali:

AGIRE. In una direzione voluta. Non casuale, non sperata, non tentata. Voluta.

ESSERE PRONTO A CAMBIARE. Cosa? Strada in corso. Quando il percorso intrapreso si differenzia da quello visualizzato e progettato. Quando la traiettoria cambia e, anche avendone timore, si continua il cammino.

DARSI IL TEMPO. Perché la maturazione della bellezza richiede tempo. E questo assomiglia a una fisarmonica, dove alcuni eventi accadono nella durata di uno starnuto. Mentre altri, di solito i più memorabili, crescono alla velocità degli alberi.

RICORDARSI DELLA CLESSIDRA. La clessidra scorre per tutti, fin dall’inizio. A meno che non si prendano decisioni definitive, non sappiamo mai quanti granelli ci sono nella parte alta. Potrebbe essercene anche uno soltanto, che magari si rifiuta di cadere. La clessidra ci dice “Ora è il momento. Il domani non è detto che esista.”

Cosa conta nella vita?

Il gruppo di persone di cui fa parte il mio amico deve aver conosciuto Abraham Lincoln. Non so quando di preciso, ma dev’essere andata così. Con lui devono averci parlato soprattutto nel periodo in cui sosteneva che “non sono gli anni che contano nella vita, ma la vita che metti in quegli anni.”

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Poi devono aver portato nella pratica quelle parole profonde.

La frase di Lincoln è bellissima. Anzi è meravigliosa, perché appartiene alla sfera dove c’è amore per la vita (che noi umani, di solito, sentiamo). Anche in questo caso, però, quella frase è valorizzata dalla minoranza.

Perché la maggioranza è intenta a porre l’attenzione sull’età anagrafica e sulla carta d’identità. Poi sugli anni di fidanzamento, su quelli di matrimonio, su quelli in cui i figli fanno cose per la prima volta, su quanti ne mancano alla fine del mutuo, su quanti ne mancano alla pensione.

E nel frattempo il rischio si è manifestato. Quello di esserci fatti ipnotizzare dagli anni, dimenticandoci del modo in cui possiamo tenerli vivi.

Il rischio di aver fatto collezione di cicli che scadono improrogabilmente il 31 dicembre. Senza aver controllato se il motore a forza propulsiva era la passione oppure l’inerzia.

Alla fine di questa storia, il segreto è che non ci sono segreti.

Il talento del mio amico è quello di essersi accorto di non essere speciale. Di aver deciso di essere semplicemente vivo, per generare volontà alla sua portata.

Ogni giorno. Uno dopo l’altro.

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