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“Ho visto lo spot di Sanremo e non mi è piaciuto affatto.”

“Ho visto lo spot di Sanremo e non mi è piaciuto affatto.”

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Mi scrivono:

“Caro Iacopo…
Con questa mail mi permetto di inoltrarti il messaggio che ho appena inviato all’ufficio stampa della RAI. Mi piacerebbe avere il tuo parere in merito e sapere cosa ne pensi, grazie. Ilaria”

Segue la mail:

“Vi ringrazio anticipatamente per l’attenzione e vorrei esprimere la mia modesta opinione su uno degli spot realizzati per la prossima edizione di Sanremo: mi riferisco allo spot in cui il sig. Baglioni cade dalla scalinata.
Non vorrei sembrare bacchettona, ma solo sottolineare un punto di vista diverso. Certamente capita a tutti di sorridere per una caduta, però vorrei ricordare che, purtroppo, ci sono tanti casi in cui da una caduta stupida derivano conseguenze gravi e anche fatali. Vi chiedo di valutare la possibilità, per rispetto a quanti hanno visto cambiare la loro vita a seguito di una caduta, di sospendere lo spot.
Cordialmente.”

Cara Ilaria, premetto che lo spot in questione non l’avevo ancora visto non guardando quasi mai la TV, perciò appena letta la tua mail sono andato subito a cercarlo su YouTube. Tu, in un secondo messaggio, fai bene a specificare che non si tratta di “offendersi” ma di una questione prettamente di “sensibilità”: dimensione che, senza alcun dubbio, ha un’unità di misura soggettiva e pertanto non discutibile (fino a certi punti). Per questo motivo mi manterrò sul piano del politicamente corretto.

Personalmente, se devo dirla tutta, questo spot “non mi ha fatto né caldo né freddo” (non so se sia un’espressione tipica della Toscana, oppure solo del mio paesino, o se si dica anche dalle tue parti, ma insomma ci siamo capiti). Questo mi è già sufficiente per non ritenermi indignato. Analizziamo però il fronte “etico”, cioè quello della percezione soggettiva in relazione ad eventuali disabilità o, ancor peggio, fatalità vissute o viste vivere da qualcuno.

Credo che lo spot di Sanremo 2019 sia da intendersi in chiave auto-ironica, e ci sono ben due elementi che mi portano a supportare questa ipotesi:

  • Le scale: da sempre croce e delizia del Festival, motivo di goffi movimenti, umane incertezze, inciampi col fiato sospeso e, sì, anche rovinose e democratiche cadute (la comica Sabrina Impacciatore e la cantante Arisa sono solo due delle ultime vittime del teatro dell’Ariston).
  • Claudio Baglioni: diciamolo, non più adolescente nonostante il suo carisma senz’altro giovanile (e la lotta estetica contro il tempo con risultati opinabili), da un 67enne ci si può aspettare qualche “cedimento” fisico e il fatto che a cedere sia proprio un eterno Peter-Pan, tecnicamente parlando, in un certo senso funziona.

Insomma, per riassumere, in tutto questo ci ho visto solo un tentativo di far ridere. Forse di basso livello, sicuramente un po’ fine a se stesso, diciamo fin troppo “facilone”. Si sarebbe potuto fare meglio? Si può sempre fare di meglio, ovviamente, ma accontentare tutti è ogni volta impossibile. Ad ogni modo, non credo che un incidente così enfatizzato, quasi surreale, dovrebbe ledere la sensibilità di qualcuno. Alla fine, proprio sulle disgrazie personali si è fondata molta della comicità, da “Charlot” di Charlie Chaplin al nostrano “ragionier Fantozzi” di Paolo Villaggio, ma anche i cartoni animati non scherzano: quante risate abbiamo fatto, da bambini, con lo sfigatissimo “Willy il coyote” della Warner Bros?

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Come ripeto sempre quando provo a raccontare cosa sia per me il politically correct e dove ci si debba fermare per non mancare di rispetto alle categorie più fragili quando si fa dell’ironia, è bene ricordarsi che la differenza starà sempre tra il “ridere DI qualcuno” e il “ridere CON qualcuno”. Nel caso specifico, lo spot di Sanremo 2019 non vuole certo prendere in giro chi ha subìto un incidente e si è fatto realmente male, al massimo è il suo direttore artistico che si è auto-sbeffeggiato inscenando una figuraccia.

Cerchiamo quindi di non vedere la disabilità come una zona grigia intoccabile, protetta da una campana di vetro e sulla quale non si può assolutamente scherzare, altrimenti saremo i primi a discriminare chi, ogni giorno, chiede di esser trattato allo stesso modo degli altri. E la parità di trattamento non esclude campi, neanche quelli fatti di sorrisi e qualche presa di giro. Che già la vita è piena di risentimenti tutti suoi, ogni tanto prendersi poco sul serio non può farci che bene.

Scrivimi una lettera, uno spunto o una tua riflessione:
segnalazioni@iacopomelio.it

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