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Fare una buona colazione è un rischio
Buona colazione

Ci vuole una certa dose di coraggio per fare una “buona” colazione. Mettere in bocca sostanze nutritive, significa ritrovarsi con muscoli e cervello pieni di energia. E chi ha energia in circolazione finisce per agire molto più di quanto reagisca.
Al tempo stesso, mettere in bocca cibi gustosi, saporiti, stimolanti, significa alimentare una sensazione come di “piacere di vivere”. E chi avverte che la vita può essere anche un piacere, finisce per mettersi in gioco più di quanto si faccia mettere in buca.

Quando fai una buona colazione, corri un rischio. È inevitabile!

La colazione è un tema scottante

Quando parlo di colazione con i pazienti ricevo sempre occhiate come di gatto che si sveglia dal sonno! Capisco di aver toccato un tema scottante. Mi rendo conto che le persone non trascurano la colazione per noncuranza. Dietro una colazione minima o assente, c’è sempre un proposito. O forse una speranza.

Negli anni mi sono fatto l’idea che le grandi speranze che dissuadono dal fare una buona colazione sono principalmente due:

  • La speranza di “non avere l’energia per battermi”
  • La speranza di “non farmi prendere dal piacere di vivere”

A volte le due speranze si combinano l’una con l’altra e creano una super-speranza, che porta a consumare una colazione super-minima.

Quelli che “Non ho fame”

Ci sono alcune persone che quando gli parli di colazione abbondante ti rispondono in modo molto deciso. “Non ho fame!”, dicono alcuni, “Un caffè e una brioche mi bastano!”, aggiungono altri.

Entrambi non sentono un istinto verso il cibo e prendono questo dato di fatto come un segno del corpo che dice loro “Sto bene così”.

La prima obiezione che si potrebbe fare loro è che se non offri mai al tuo corpo una buona colazione, il tuo corpo si abitua a non chiedertela. Quindi se il corpo non ha fame, non è perché non ha bisogno di nutrimento al mattino, ma perché si è abituato a non riceverlo.

La seconda obiezione è che chi non dà da mangiare al proprio corpo di mattina, lo sta autorizzando a mangiare se stesso. Purtroppo, infatti, il corpo non è un’automobile, che quando finisce la benzina si ferma. Il corpo ha un piano B: se non ha carburante, usa se stesso come combustibile.

Contrariamente a quanto molti pensano, quando non facciamo colazione, il nostro corpo non si mette a mangiare il nostro grasso, ma i nostri muscoli. Ecco perché non fare colazione, in senso stretto, non fa dimagrire (ridurre la massa grassa), ma ingrassare (ridurre la massa magra).

Quelli che “Proprio non ci riesco”

E poi ci sono gli altri, quelli per cui non fare una buona colazione è una questione etica. In vacanza una buona colazione la fanno. Vorrebbero farla anche a casa, ma proprio non riescono a mandare giù le amarezze della vita che occupano la loro gola.

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Costoro preferiscono vivere negandosi il piacere, nella speranza che un giorno potranno liberarsi definitivamente delle amarezze della vita. Allora sì, che si concederanno una buona colazione. Peccato che la vita a volte è amara proprio perché non ci concediamo occasioni per addolcirla.

Costoro, infatti, dicono che al mattino, con tutti i pensieri che frullano per la testa, non riescono a mettersi a tavola a godersi il pasto. Rischiano di perdere la “tensione” che li anima. Preferiscono rimanere focalizzati su quello che la giornata propone: arrivare in ufficio e verificare che tutto sia a posto, tuffarsi in tangenziale e non rischiare di arrivare troppo tardi per sfuggire al traffico, portare prima i bambini a scuola e solo dopo concedersi un cappuccino e una bustina di zucchero al bar.

La maggior parte di coloro che sono animati dalla speranza di non cedere al piacere, tirano la corda fino a dopo cena. Solo allora, dopo aver ingurgitato una pietanza e un contorno, lasciata alle spalle la giornata, si concedono un gelatino o un biscottino prima di crollare sul divano.

Come rettili che cercano di sfuggire al predatore

A pensarci bene, coloro che non si concedono una buona colazione ricordano i rettili che davanti ad un predatore optano per l’immobilità. Se ne stanno fermi, come se fossero morti. Nessun movimento, nessun suono. Respiri lenti, impercettibili. Frequenza cardiaca ridotta ai minimi termini. Riducono il loro metabolismo allo stretto indispensabile. Evitano di consumare per non dover neppure evacuare. Nel mondo animale se non evacui ti rendi invisibile ai tuoi predatori. Con arte, conducono se stessi sul confine tra la vita le morte e si fermano lì ad attendere un segnale che gli dica che possono uscire dal letargo. E quel segnale è che il predatore si è allontanato. Il problema è che stare sul confine tra la vita e la morte è un’arte rischiosa. Soprattutto per chi ci sta costantemente.

Proiettarsi oltre il momento e estendere lo sguardo all’intera giornata che ci aspetta e agire come se volessimo avere tutto il carburante necessario per affrontare le avversità che inevitabilmente la vita ci metterà davanti. Questo significa fare una buona colazione.

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