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Il nuovo petrolio che infiamma la rete (e ci sei anche tu)

Il nuovo petrolio che infiamma la rete (e ci sei anche tu)

Matteo Maini

Sappiamo tutti che la nostra libertà, nel mondo della rete, sia minata da “invasori” che ci rilasciano prodotti gratuiti ma che, alla fine, risultano essere delle vere e proprie piovre per i nostri dati personali, come le chat, le foto, i movimenti geolocalizzati, ecc. (e se invece non lo sappiamo, poco male: in archivio abbiamo un articolo su questo argomento, che potete leggere qui).

La ricchezza della profilazione

Il dato dell’utente è il nuovo petrolio. Anche i governi, ormai, sono entrati in campo a gamba tesa, sempre più attratti da questa, (quasi) inesauribile, fonte di guadagno, in senso stretto o in senso lato.

Un caso significativo, da questo punto di vista, riguarda l’applicazione di messaggistica, nata in Russia, di nome Telegram, ottima alternativa, e sempre più gettonata, del ben più famoso ed utilizzato WhatsApp.

Anche Telegram dispone di crittografia dei messaggi e la sua filosofia, che potete leggere nelle FAQ del sito ufficiale, ha conquistato ben 200 milioni di persone nel mondo, quindi un quantitativo molto sostanzioso di conoscenza e dati relativi ai suoi fruitori.

Per diverso tempo l’azienda, ed il suo CEO Pavel Durov, ha subìto molte pressioni da parte dello stesso governo russo a tal punto che, dopo l’ennesimo rifiuto di Telegram di “aprire” le chat segrete degli utenti, si è attivato il divieto di usarlo in tutto il territorio della Russia.

Questa espulsione, vista da molti come censura di tipo politico, viene giustificata da parte governativa come essenziale ai fini delle severe leggi antiterrorismo. Il team di Durov, invece, sostiene che quella di Telegram fosse un tentativo di salvaguardia della privacy dei propri utenti.

È curioso notare che, all’interno dello stesso Telegram, persino i funzionari governativi russi utilizzasero la piattaforma, proprio per la presenza delle “chat segrete”, quindi non visibili a nessuno tranne dai due interlocutori; particolarità che sarà poi adottata anche da WhatsApp nelle proprie chat.

Questa notizia è stata oggetto di numerose critiche e grande supporto al software per chattare, facendo scendere in campo, a favore di Telegram, realtà del calibro di Amnesty International.

Le cyberguerre economiche

Un secondo caso, fresco di cronaca, riguarda invece l’azienda cinese che tutti conosciamo come una delle principali per vendita e diffusione dei propri smartphone: Huawei (produttrice anche dei più economici Honor, con un’ottima posizionamento sul mercato italiano).

Secondo il Wall Street Journal, il colosso tecnologico cinese, che ha appena celebrato il traguardo di 200 milioni di dispositivi mobili venduti nel mondo, sarebbe il punto di riferimento del governo di Pechino e i suoi device avrebbero la funzione di raccolta dei dati degli utenti nelle diverse parti del globo dove è possibile comprare, appunto, Huawei.

In America, con un mercato difficile per la tecnologia che non è di casa, si è creata una forte spinta da parte della Casa Bianca agli alleati per diffidare sempre di più sull’acquisto di Huawei.

Il colosso di smartphone ovviamente smentisce tali accuse ribadendo il concetto che, se molti utenti hanno comprato oggetti tecnologici dalla suddetta azienda allora esiste una base di fiducia degli stessi e che tutto questo “movimento” sia stato avviato solo per scopi politico-economici. La vera battaglia, tutta ancora da combattere, riguarda in realtà la tecnologia legata allo sviluppo e alla diffusione dello standard 5G, di cui Huawei è pioniere e che rivoluzionerà il nostro modo di utilizzare lo smartphone (di nuovo).

E poi ci siamo noi

Le due vicende appena descritte per sommi capi, hanno il filo rosso della tecnologia che li accomuna seppur le storie abbiano risvolti completamente diversi destinati a proseguire.

È importante capire quali siano i movimenti attorno ad un oggetto semplice, che ogni giorno teniamo in mano, come il telefono cellulare.

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Se da una parte abbiamo aziende che vengono penalizzate dal proprio governo per essersi imposte con atteggiamenti di protesta e di rispetto verso i propri utenti, dall’altra c’è sempre questo sospetto di “intrusione” che, motivato o no, permette di capire come sarà sempre più segnata la nostra strada digitale.

Esiste ancora questa concezione che gli universi della tecnologia e dell’informatica siano noiosi e fondamentali solo per esperti del settore, in realtà sappiamo benissimo che vengono usati, volente o nolente, ogni singolo giorno dal cittadino lambda, quindi anche da noi tutti. Sapere come muoversi, ci permette di fare delle scelte ponderate ma sopratutto consapevoli.

Quale sarà quindi il vostro prossimo acquisto?
Che applicazione di messaggistica utilizzate per sentire i vostri cari?
Le scelte saranno sempre dettate dal nostro piacere, dalle nostre conoscenze e spesso legate alla moda del momento.

O a un articolo che leggeremo: dopo che ho parlato della messaggeria Signal in un mio articolo, i colleghi l’hanno scaricata e ora mi scrivono tramite quella. Sono soddisfazioni 😉

Ciò che conta veramente è diventare dei consum-attori, ovvero attivi e consapevoli: capire qual è la storia, gli aspetti etici e la posta in gioco di una scelta tecnologia o dell’acquisto di un prodotto sarà sempre più una necessità e meno una curiosità.

 

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