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La disperazione non fa curriculum (neanche su LinkedIn)

La disperazione non fa curriculum (neanche su LinkedIn)

Davide Cardile

A 21 anni, a due esami dalla laurea ho abbandonato.

Ero lanciato verso una brillante carriera accademica ma ho preferito fare altro.

Tipo fare una famiglia, oggi ho due figli di 6 e 4 anni, e fare esperienza sul campo.

Di leggere cose sui libri mi ero stancato o meglio mi ero stancato del fatto che qualcuno dovesse dirmi se avevo letto bene o male.

Negli ultimi 5 anni ad esempio ho studiato tantissimo, ho letto centinaia di libri, migliaia di articoli ma in modo diverso.

Ho scelto io cosa portarmi dietro e preso in ognuno ciò che pensavo mi servisse oppure mi è rimasto qualcosa in modo arbitrario e va bene uguale.

Ma non è questo il punto.

Il punto è che nonostante mia madre continui a disperarsi perché non mi sia laureato, beh io un lavoro ce l’ho. Trovo abbastanza facilmente anche persone che mi pagano per fare ciò che mi piace.

Ma non è neanche questo, non ho alcuna intenzione di dirti quanto sono bello, bravo e felice. (tra l’altro a volte lo sono altre no! Come tutti).

Però ci sono alcune cose che non riesco a capire e cose che non capisco come possano non essere chiare.

Una su tutte: chi non riesce a trovare lavoro. E chi pensa che così li stia aiutando.

Vorrei che qualcuno ci pensasse con me, chi sta cercando lavoro disperatamente e chi senza fare nulla di concreto pensa di aiutarli, tanto non costa nulla.

Mi piacerebbe dirlo una volta per tutte.

La disperazione non fa curriculum

 “ Ho due figli, ho perso il lavoro, sono disperato. Sono disposto a tutto”

Non è che io sia insensibile o che non sappia quanto è difficile campare. E’ solo che dovrebbe essere chiaro che una cosa del genere non funziona.

Di gente disperata e difficoltà ne abbiamo a iosa.

Anziani e giovani che rovistano nei cassonetti, extracomunitari e non che camminano con cartelli simili in mezzo alla strada.

Mi dispiace ma giuro non ho creato io il mercato.

Ma la vera cosa sulla quale riflettere è:

“ ma chi se lo prende un tizio che ammette il fallimento?”

Io non lo farei. Fossi ricco credo gli staccherei un bell’assegno ma di portarlo nella mia azienda non ci penserei neanche.

Il ragionamento è più o meno questo, piaccia o no, si faccia finta di niente o no:

“ se hai fallito nella tua vita > non ti voglio nella mia azienda.”

Sono cattivo? No. Sono realista.

Una ricerca di Hbr.org ha dimostrato che esternare le proprie difficoltà inficia la percezione della tua persona.

Non che ci volesse un genio a capirlo ma è così.

In altre parole, ogni giorno, su questa piattaforma per il “lavoro”, tantissime persone, volontariamente si appiccicano una lettera scarlatta 2.o.

Sopra c’è scritto SFIGATO – STARE ALLA LARGA

Non dirmi più come sei bravo a suonare. Suona Cazzo

Robert Rose ha pronunciato la definizione più originale ed azzeccata del content marketing. E ha un senso anche in questo discorso.

IL MARKETING TRADIZIONALE È DIRE AL MONDO CHE SEI UNA ROCK STAR. IL CONTENT MARKETING È FARGLIELO VEDERE.

Non è niente di rivoluzionario. E’ sempre stata così la situazione.

Vedo gente esperta e pluridecorata (laureata) in marketing e materie affini, che si mette in vetrina al grido di “Xfavore vorrei fare esperienza” o si lamenta più o meno sottovoce che nessuno se li fila.

Ma uno esperto di marketing non dovrebbe essere bravo a vendersi?

Boh!? Forse sono io che sono strano.

Stesso discorso in altri campi.

Anche se non ho esperienza nel campo e non conosco le dinamiche di chi assume non credo siano in cerca di gente in difficoltà.

Aveva ragione Cialdini

E’ un po’ come quella storia dell’anello al dito.

Quando ti sposi o ti impegni seriamente sembra che tutte siano in fila per dartela. E pensi quando rincorrevi e ti beccavi sempre o quasi un 2 di picche.

Ok è malvagio ma è così.

Se ancora nessuno ha creduto in Te e tu ti metti persino ad urlarlo ai 4 venti è questo che succede.

NON TE LO DA’ NESSUNO UN LAVORO

Probabilmente appena vieni assunto avrai qualche occasione.

Come dico spesso, è il cane che si morde la coda e noi siamo il cane e la coda.

LinkedIn non è facebook ma nemmeno Subito.it

Un chiarimento necessario.

LinkedIn è, come dice LinkedIn, la rete professionale più grande del mondo. Non è affatto il social che ti fa trovare lavoro.

E lavoro è una parola troppo vaga.

Se hai determinate competenze, direi medio/alte ok. Puoi sicuramente entrare in contatto con le persone giuste, farti notare, avere occasioni e tutte le cose più belle del mondo. (approcciandoti nel modo giusto).

(ho scoperto da poco ad esempio che Marcello Albergoni, country manager Linkedin per l’Italia ha trovato lavoro grazie a Linkedin.

Precisazione però: oltre a determinate competenze, non stava affatto cercando un lavoro. Ce l’aveva già! )

Ma se cerchi un lavoro di manovalanza, vuoi fare segreteria presso il supermercato, il guardiano al museo, è un’altra storia.

Massimo rispetto per tutti, ogni lavoro è dignitoso ma semplicemente non è in questo social che rientrano queste situazioni.

Per quello c’è subito, bakeca, trovalavoro e chissà quanti altri siti ed agenzie specializzate.

Se cerchi qui ovvio che fai un buco nell’acqua.

3 consigli a costo zero per chi cerca lavoro (vale anche per freelance ed aziende)

O se vuoi aiutare qualcuno che lo sta cercando, che si sputtana su Linkedin, diglielo. Non condividere che gli fai solo del male.

1)   Mettiti con quelli meglio di Te

Questo me lo disse un mio amico, titolare di una pizzeria, qualche anno fa, quando mi girava tutto storto.

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Se vuoi fare qualcosa di buono > circondati di persone che lo stanno facendo.

La cosa naturale, che viene spontanea, lo so, è invece circondarsi di altre persone in difficoltà.

Nei social, su Linkedin, la cosa si traduce in interi post negativi/disfattisti/patetici con centinaia di commenti sfigati e di persone sfigate.

Praticamente ti stai prendendo un bel mattone e te lo stai tirando di sopra dove fa più male. E sopra ce ne sono altri ed altri ancora.

2)   Chiedere aiuto è giusto. Nei social no.

Non pubblicamente. (vedi tutto il discorso sin qui fatto).

Trova persone che possono aiutarti, spiega, racconta la tua storia e chiedi se possono darti una mano o conoscono qualcuno che lo possa fare.

Hai due grandi vantaggi:

1)   Puoi farlo con tot persone senza che quasi mai nessuno sappia che lo hai fatto con un altro.

2)   Fai sentire importante una persona ed è anche possibile che la cosa lo gratifichi e ti aiuti davvero.

3)   Sii sincero o apri gli occhi

Questo consiglio in realtà è anche il problema.

Vale per chi cerca un lavoro ma anche per chi cerca lavoro, penso ad aziende e professionisti appena arrivati sul web o su LinkedIn e che non gliela fanno.

Perché? Semplice, ci si porta dietro una mentalità da bottegaio, una mentalità vecchia.

Circa 10 anni fa quando giravo vendendo servizi strepitosi alle aziende sentivo la stessa storia.

“Il problema è che non lo sanno. Mi dicevano.

  • che ci siamo
  • che siamo bravi
  • che siamo veloci
  • che siamo meno cari
  • che gli altri li prendono in giro

Se solo lo sapessero!!!”

Cosa è successo con il web e cosa succede su LinkedIn?

Nonostante tante persone continuano a pensare che sia tutta questione di farsi trovaree far sapere non è affatto così.

Ci sono solo due cose da capire e non sono affatto complicate.

>>> Loro lo sanno.

>>> Tu non lo sai.

In altre parole:

Ti hanno trovato, ti hanno visto, ti hanno pesato. Non gli sei piaciuto. Punto.

La sfida oggi non è far sapere di cercare un lavoro o di saper fare qualcosa o di farsi trovare.

La sfida è essere la persona con la quale tutti vogliono parlare. Con la quale sarebbe bello cenare insieme. O che sarebbe bello (e vantaggioso) portare nella propria azienda.

A presto

 

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