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5 regole da seguire quando chiedi una raccomandazione

Raccomandare qualcuno è qualcosa che faccio solo quando conosco le potenzialità della persona e tendo a sperare che mi faccia fare bella figura. La mia raccomandazione, o almeno, quella nel mondo della pubblicità tra creativi, è la raccomandazione della professionalità – non è un dare avere in favore di un ritorno economico.

Lo si fa esclusivamente perché si crede nella persone e se sai che potrebbe lavorare bene in un team o potrebbe interessare a un collega, la segnali chiedendo che gli o le faccia un colloquio.

Io insegno nelle scuole e mi capita di raccomandare alunni e alunne. Centellino le segnalazioni sia perché secondo me se la devono cavare da soli, sia perché sostengo e aiuto chi ha davvero “fame”, come si dice in gergo.

Una raccomandazione: fammi fare bella figura!

Quest’estate un’allieva uscita dal corso mi ha chiamata perché voleva fare un’esperienza all’estero e voleva sapere se la potevo aiutare. Lei studentessa brillante, con una buona media e delle doti creative interessanti, ha anche una certa padronanza dell’inglese. È una persona a mio avviso spendibile per un colloquio all’estero.
Ci tiene a non rimanere in Italia perché vuole crescere.
Le spiego che ho un amico art director a Monaco, posso provare a sentire lui se mi sa dire com’è il mercato, se ci sono possibilità e se magari le va di fare due chiacchiere.
Lei mi dice di sì, allora lo contatto e gli spiego brevemente la situazione.
Mi dice che dalle due parti c’è fermento, che si fa volentieri una chiacchierata con la ragazza visto che da come la presento gli pare interessante. Di me si fida.

Detto fatto sento subito la mia ex allieva dicendole di scrivergli perché ci sono possibilità interessanti.
Nessuna promessa, ovviamente: è semplicemente una persona disposta a vedere il portfolio e capire chi è e cosa vuole fare da grande.

Una raccomandazione: sempre pronti al colloquio

Raccomando sempre ai miei alunni che abbiano il portfolio pronto: non sai mai quando potrebbe arrivare la chiamata, anche il giorno stesso – e il portfolio va tenuto in ordine.
Fin qui tutto bene, se non fosse che dopo 10 giorni il mio contatto da Monaco mi scrive chiedendomi notizie sulla ragazza che ancora non si è fatta sentire. La sento in fretta e furia (furia soprattutto) e mi dice che ha avuto problemi, che le si è rotto il computer e se ne deve far prestare uno, che è in ritardo ma si farà viva di lì a pochissimi giorni.

Allerto il mio amico che carinamente mi dice che non ci sono problemi.
Tutto bene. O almeno sembrerebbe.

Ho fatto il mio, la mia vita prosegue serena per mesi, fino a che questo inverno mi viene la brillante idea di chiedere alla ex alunna come sia andato il colloquio visto che non ho più sentito nulla.

Una raccomandazione spende la mia faccia, non la tua

La risposta candida è stata la classica cosa che chi fa una raccomandazione preferirebbe non sentirsi dire: “grazie ma non mi sono fatta viva”.
Già. Nemmeno una mail di ringraziamento per l’opportunità declinando l’invito. Figurarsi! Troppa roba! Nemmeno sapendo che questo attendeva una sua mail. Niente di niente.

La ragazza ha preferito candidamente eclissarsi senza farsi sentire più da nessuno.
Pare che in quel periodo abbia sentito un’amica che lavora all’estero e che le abbia detto che inizialmente ci sono dei costi da sostenere (ma vah? E come pensi di vivere all’estero? Speri che qualcuno ti ospiti gratuitamente grazie alla tua bella faccia? O forse forse devi mettere in conto vitto e alloggio almeno i primi mesi indipendentemente dal primo stipendio?) quindi ha deciso di non contattare più il mio amico.

Così, senza nemmeno avvisare.
Senza dire nulla.

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Una raccomandazione spende la mia faccia, non la tua e questo dovrebbe essere chiaro a chiunque chieda “scusa, conosci qualcuno che…”

Sono io che ho fatto una figura di palta col mio amico (col quale mi sono immediatamente scusata per l’immaturità della ragazzina).
Sono io quella che la prossima volta non lo richiamerà perché, se fossi in lui, non mi starei più a sentire dopo quello che è successo.

Una volta per tutte: se chiedete aiuto a qualcuno, e questo qualcuno vi aiuta, poi presentatevi, palesatevi, create una relazione. Imparate a ringraziare. Imparate la gratitudine. Imparate l’educazione.
Anche se avete deciso che là non ci andrete, fatevi almeno vivi per mostrare che esistete, che siete maturi, che non siete dei lavativi (o in questo caso delle lavative).
Non si tratta di avere voglia o meno: si tratta di creare contatti che potrebbero servirvi nella vita, non sapete nemmeno quando.

Ti raccomando: non farti mai più sentire

Ovviamente la ragazzina si è dileguata. A giusta ragione. Altrimenti l’unica raccomandazione che le avrei fatto è di non farsi mai più né sentire né vedere.
Non avete idea della rabbia.
La mia faccia ha un peso specifico nei confronti dei miei contatti e vorrei che quella credibilità rimanesse intatta.
Ma per carità: colpa mia che ho valutato male la persona.
D’ora in poi centellinerò ancora di più le mie raccomandazioni tanto che penso non segnalerò più nessuno a chicchessia.

Una cosa credo non sia tanto chiara alla ragazzina in questo momento:
se nella vita qualcuno dovesse chiedermi informazioni su di lei, che opinione ne potrei avere? Mh?

Voi avete mai raccomandato qualcuno che vi ha fatto fare una figura di m.? Come ne siete usciti?

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