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Ho fatto il test dell’HIV (e dovresti farlo anche tu)

Ho fatto il test dell’HIV (e dovresti farlo anche tu)

Valentina Maran

Ho fatto il test dell’HIV. E dovreste farlo anche voi. Vi dirò: non è nemmeno la prima volta. Se non erro è la quarta o la quinta volta in vita mia.

– Come mai questi esami? – mi ha chiesto l’infermiera per farmi chiacchierare un po’ visto che le ho chiesto di distrarmi
– Faccio la sexblogger, non posso dire agli altri di fare il test dell’HIV se non lo faccio io per prima!

È così: l’ho fatto perché predico bene e non voglio razzolare male quando si tratta di prevenzione.

Sono cresciuta nella cultura dell’AIDS – con lo spauracchio del contorno viola e del libricino di lupo Alberto che dava dritte su come fregare il virus. Oggi non so cosa vi rispondono ragazzi e ragazze delle scuole se chiedete loro cos’è l’HIV. Temo che non ci siano programmi dedicati, se non erro la formazione è lasciata al buon senso dei docenti e della scuola, ma credo che manchino programmi ministeriali.

Noi del ‘77 siamo venuti su a pane, pene, condom, AIDS, Freddy Mercury morto e OddioOddio.
Se chiedete a uno della mia generazione che suono ha l’AIDS vi fa quel “Ta-ta-ta-ta” in sottofondo allo spot del Ministero della Salute “Se lo conosci lo viti, se lo conosci non ti uccide”

Sapevamo, la malattia ci ha portato via un po’ di idoli, altri hanno fatto coming out. Abbiamo preso coscienza, ma non vuol dire che abbiamo preso per buone le corrette abitudini.

Nel tempo siamo diventati più menefreghisti, perché il virus da letale che era è diventato controllabile, poi curabile – grazie al cielo è possibile conviverci e avere una vita normale, anche se temo che lo stigma sociale ci sia ancora.

A questo giro ne ho approfittato e ho fatto il test visto che la ginecologa mi aveva prescritto una verifica del ferro nel sangue. L’ho chiesto al mio medico di base semplicemente con un “mi aggiunge anche l’esame per l’HIV?” Mi ha detto “certo” senza fare domande e quando mi ha consegnato il foglio mi ha semplicemente detto “c’è tutto quello che hai chiesto”.

La prima che l’ho fatto è stato in un centro a prelievi a Milano e come questa volta avevo approfittato di una serie di esami del sangue che dovevo fare. Saranno passati… non so, forse una quindicina di anni, forse di più. L’avevo fatto aggiungere al medico perché non l’avevo mai fatto nella vita. Non avevo dubbi sull’esito, semplicemente mi sembrava sensato farlo visto che avevo avuto una vita sessuale attiva, sempre protetta, ma così, volevo essere certa che fosse tutto ok.

Ricordo che prima del prelievo mi avevano chiamata in disparte per farmi firmare una serie di carte sulla privacy, sui miei diritti, non ricordo se mi avevano chiesto come mai volessi farlo. Ricordo solo il clima quasi da carboneria, tutti che parlavano sotto voce… non so. Mi era parso strano e vagamente ghettizzante.
Ma ormai sono passati davvero tanti anni e ora non è più così.
Non c’è nulla di strano a chiederlo e a farlo. Normale routine.

Esattamente come è routine farlo quando si rimane incinta –
il test per l’HIV fa parte di quelli obbligatori durante le gravidanze.
Alcune donne scoprono dell’infezione proprio in quel momento.

Il test andrebbe fatto perché si. Andrebbe fatto perché siamo bravissimi a giustificarci. Andrebbe fatto perché è estate e l’olio di cocco, il sole e la spiaggia e le cicale fanno venire ancora più voglia di fare l’amore e diciamolo, non è che uno abbia sempre voglia di stare lì coi preservativi a portata di mano: se devi scegliere tra fermarti e andare avanti, la maggior parte di noi va avanti.

Andrebbe fatto perché sbagliamo, perché ci fidiamo, perché siamo bravissimi a dire a posteriori “spero di non essermi preso nulla”.

Andrebbe fatto perché è bello fare l’amore e lo so che anche se chiediamo “usiamo qualcosa” la scusa del “eh, mi dà fastidio, non lo sopporto, non possiamo fare senza?” spesso ci trova consenzienti.

Andrebbe fatto perché non ti viene da ragionare quando è il corpo che comanda.

Andrebbe fatto perché lo so io e lo sapete anche voi, senza che stiamo troppo a scusarci.
Siamo delle teste di cazzo sulle quali ci guardiamo bene di infilare un preservativo.

Andrebbe fatto perché tanto mi è andata bene fino adesso.

Andrebbe fatto per un sacco di ottimi motivi.

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Non state lì a dirvi “no, io no, non succederà dopotutto lui (o lei) hanno un aspetto così sano… ma figurati se”. Non ditevi “se me lo sono preso a cosa serve saperlo… amen”.

Questi virus non hanno faccia, non hanno più o meno probabilità. Basta una volta come ne bastano cento.
Prima viene diagnosticato e meglio è: le cure risultano più efficaci. Una persona trattata regolarmente e nel modo giusto con una carica virale non rilevabile non trasmette l’infezione.

Invece i casi di contagio sono ancora troppi – soprattutto tra i giovanissimi che hanno il bisogno dell’autorizzazione dei genitori per fare il test. E molti desistono e si portano dietro il dubbio per molto tempo. Ha senso dover avere l’ok dei genitori per farlo? Non sarebbe meglio abolire questa regola per facilitare l’accesso alla diagnosi?

In Italia ci sarebbero circa 15.000 sieropositivi ignari di esserlo.

Intanto le campagne di sensibilizzazione si vedono poco, e a mio personale avviso non sono particolarmente efficaci e se non erro non ci sono nemmeno preservativi gratis per i giovani come annunciavano alcune giunte regionali nel dicembre 2018.

La prevenzione quasi non esiste mentre la Gran Bretagna è vicina allo 0 come media di contagio: qui il test viene fatto almeno una volta all’anno da chi ha una vita sessuale attiva o ogni volta che si ha un rapporto occasionale; i test sono gratuiti e si fa tantissima prevenzione. Noi invece galoppiamo in senso opposto.

Fate il test. Non solo se avete il dubbio di avere qualcosa. Fatelo proprio per il contrario: fatelo per scommettere che non avete nulla. Fatelo per confermare la vostra certezza.
Fatelo per avere una foto da piazzare sui social dicendo “infatti è negativo”.

Ho fatto il test dell’HIV. Dovreste farlo anche voi. È risultato negativo. Il vostro?

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