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Il Dono e la Maledizione

Il Dono e la Maledizione

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“Sia che tu pensi di farcela sia che tu pensi di non farcela avrai ragione”.
Così disse Henry Ford. E non sono io a dire che aveva ragione, è la mia vita, la vita di tutti noi esseri umani. È la nostra storia che ne è la prova.

Alzo lo sguardo e scruto i futuri possibili, che potrebbero esistere, e individuo in essi un punto che non esiste ancora, verso cui orientare la mia vita, che esiste. In quel momento sono un essere umano nella pienezza delle sue potenzialità. Un genio che usa l’immaginazione per costruire.

Abbasso lo sguardo e mi nascondo al presente, che esiste, e cerco nella mia mente un futuro che non esiste e un punto rassicurante a cui ormeggiare la mia vita. In quel momento sono un essere umano che rifiuta le proprie incapacità. Un folle che usa le aspettative per distruggere.

Tutti lo sanno ormai che il futuro non si prevede, si costruisce.

Le culture antiche sostengono che l’uomo abbia un dono e una maledizione che l’accompagnano, sempre. Se usa il dono frantuma la maledizione, se rifiuta il dono costruisce la maledizione. Il dono è la capacità di occuparsi in anticipo della sua vita, la maledizione è essere preda della necessità di farlo.

Quando l’essere umano può decidere se preoccuparsi della sua vita futura è il più forte tra gli esseri viventi, quando non può fare a meno di farlo è il più fragile.

Il Dono

Quando l’essere umano decide di gettarsi nel futuro, come un tuffatore che si getta da una scogliera, e si occupa in anticipo di ciò che avverrà, si prende il diritto di definire la meta verso cui orientare il suo presente. In questo modo si affranca dal caso e dà un senso al suo presente e alla sua stessa vita.

Questo è il suo grande talento: pro-gettarsi ossia usare il futuro che accetta per dare un senso al presente che esiste. Su questo si fondano una sana prevenzione e soprattutto l’innovazione. Grazie a questo dono l’essere umano può rompere i corsi e ricorsi della sua storia e della storia dell’umanità.

La Maledizione

Se l’essere umano invece asseconda la necessità improcrastinabile di cercare dentro di sé nel futuro che teme, un senso al suo presente, finisce per lottare per un diritto che ha e non può avere: quello di rendere immutabile ed eterno il suo presente.
Così finisce per alimentare le intemperie del caso e togliere senso al suo presente e alla sua stessa vita. Vivrà vite senza colore, portando sulle spalle le ferite della battaglie che non ha combattuto, come scrive Pessoa.

Questa è la sua grande maledizione: proteggere il suo presente che esiste da un futuro che solo teme possa esistere. Così “fioriscono” l’ansia, l’angoscia, le ossessioni, le compulsioni e le paranoie. A motivo di questa maledizione l’essere umano costruisce i corsi e ricorsi della sua storia personale e della storia dell’umanità.

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Quando usa il Dono è come un eroico Renzo che con lo sguardo alto alimenta la sua decisione, il suo coraggio, la sua passione. Quando cede alla Maledizione è come un pusillanime don Abbondio che con lo sguardo basso alimenta la sua indecisione, la sua paura, il suo terrore.

Se si tuffa nel caso e lo infrange con sogni e progetti, l’essere umano ha la possibilità di solcare i flutti della vita. Impara a cadere e soprattutto a rialzarsi. Quando invece cerca di proteggersi dal caso, si espone ai suoi imprevedibili colpi di falce.
Alimenta il suo terrore di cadere fino a che decide di vivere in ginocchio, sperando di non potere cadere più in basso.

Anche questo è #gowild

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