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Quando l’inquietudine è il tuo punto di forza (nella vita, come nel lavoro)

L’inquietudine viene spesso accostata all’incertezza, ma può essere letta nelle sue mille declinazioni: c’è chi teorizza che è insoddisfazione, un ripiegarsi su se stesso, chi le dà un significato spirituale/religioso affermando che è la prova del peccato originale nell’uomo, chi invece la paragona a un dono di Dio per la sua forte carica misteriosa.

Tutti sono d’accordo nell’individuare nell’inquietudine uno status in bilico, quello di un animo errante, mai fermo, che non trova mai pace. L’inquietudine esce fuori da noi sotto forma di tic, ansie, vibrazioni del nostro corpo che cercano di esprimere il malessere. Qualcosa, insomma, che si muove.

Se caliamo queste considerazioni in ambito professionale ne viene fuori uno dei sentimenti più importanti da saper gestire per dare valore alla nostra carriera.

L’inquietudine diventa non più qualcosa che ci rende “instabili”, ma diventa la vera forza propulsiva della nostra crescita professionale.  Forse addirittura dovremmo iniziare a pensarla come a una competenza, qualcosa da stimolare dentro di noi che ci aiuti a non vivere mai tranquilli, ma sempre desiderosi di ricercare il meglio di noi e del nostro lavoro.

Duende

Federico Garcia Lorca ci parla di duende, come qualcosa da ricercare dentro di noi e che ci aiuta nell’esercizio delle nostre arti, ovvero quando utilizziamo la nostra creatività. «Quando un artista mostra il duende non ha più rivali» dice Lorca nel testo in cui lo teorizza. Il duende è quindi questa spinta creativa, un’energia che si trova dentro di noi, quel qualcosa che anche gli altri riconoscono come per il talento.

Il duende è ciò che dà voce alla nostra inquietudine, ciò che la rende attiva e viva.

Essere inquieti vuol dire avere consapevolezza di sé e saper agire nel modo giusto nelle varie situazioni che si possono presentare. Non è come il problem solving, è molto di più. Nel problem solving si attua un comportamento per fronteggiare una crisi immediata. C’è un problema e si risolve. Se non si risolve nel breve tempo entra in gioco la resilienza, altra fondamentale competenza dell’individuo. L’inquietudine invece si differenzia da tutto ciò: è la condizione che non ti permette di sedere sugli allori, o crogiolarsi in situazioni vincenti e di successo.

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Esercitare il proprio animo all’inquietudine è dare agio alla nostra curiosità intellettuale, mettersi in ascolto degli altri e cercare veramente di comprenderli senza dare giudizi affrettati, buttare lo sguardo a ciò che ci sta intorno, ma anche a ciò che ci è sconosciuto.

È come stare sul chi va là, non per controllare se qualcuno stia rubando qualcosa a noi prezioso, ma per conoscere in anticipo eventuali sviluppi del proprio lavoro, opportunità di crescita, cambi di direzione, possibilità di scovare la novità e adottarla prima di altri. Oltre che sentirsi leader della propria vita, esercitare la leadership in primis su se stessi.

Che poi non è altro che il sentirsi vivi.

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