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Perdersi nei boschi (per ritrovare se stessi)

Perdersi nei boschi (per ritrovare se stessi)

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Andare per boschi potrebbe essere un passatempo come tanti ormai. Eppure chi li frequenta regolarmente sa che una passeggiata nei boschi è molto più di un semplice passare il tempo.

Mi piace pensare che camminare sotto cupole d’alberi sia come ritornare alla struttura più intima della realtà a partire dalla quale tutto è possibile, tutto comprensibile, tutto accettabile.
In contatto con i boschi, ritorno in un istante me stesso: un piccolo frammento totipotente della realtà. Totalmente competente, umilmente parte.

Ma perché fa bene?

Difficile dire a parole ciò che può essere solo percepito. Tuttavia, trovo che le parole di Henry David Thoureau, tratte dal suo libro Walden, siano una sintesi perfetta dei doni che si possono ricevere andando per boschi:

Andai nei boschi perché desideravo vivere con consapevolezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto”.

Tutto comincia così. Momenti in cui sento una forte attrazione per i boschi. Allora trovo un po’ di tempo per visitarli.
Passeggio e, passo dopo passo, mi sento come se mi fossi riallineato con la struttura del mondo e con la mia struttura al tempo stesso.
In quei momenti mi sembra di cogliere quanto i maestri cinesi dicevano rispetto ad essere allineati con il Cielo e con la Terra, con il Tempo e con lo Spazio. Mi sento di nuovo me stesso e sento il mondo attorno a me di nuovo reale. Sono rinvigorito eppure non ho mangiato né bevuto nulla, magari non ho neppure incontrato nessuno con cui scambiare parole. Ho solo passeggiato nel bosco.

Come si spiega tutto questo?

“Andai nei boschi perché desideravo vivere con consapevolezza”.
È così, in effetti, che iniziano le mie passeggiate nel bosco. Sento qualcosa dentro di me, che non so ben definire. Una sorta di vuoto da colmare, ma al tempo stesso anche un pieno da toccare. Ho bisogno di ricevere e al tempo stesso di dare. È così che inizia tutto. Avverto che il modo in cui percepisco il mondo e me stesso non è coerente con la realtà: mi rendo conto di avere perso il ritmo. Sto sopravvalutando e sottovalutando me stesso, gli altri, il mondo.

Così decido di prendere la via dei boschi: osservare, sentire, toccare, riscoprire la realtà e riallinearmi con essa.

Sento di voler ritornare ad “affrontare solo i fatti essenziali della vita”, di voler lasciar andare il passato e al tempo stesso far emergere il futuro. Sul primo non ho più alcun potere e sul secondo non ho ancora alcuna competenza. Quel che mi serve è ritornare ai fatti essenziali.
C’è qualcosa infatti che da sempre è, sempre è stato e sempre sarà. È la struttura del mondo. I flussi di vita tra gli esseri viventi, le gerarchie, le alleanze, le regole della vita sono ora come sono sempre stati e come sempre saranno. La manifestazione può cambiare, ma la struttura rimane sempre la stessa.

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Gli alberi nel bosco si concentrano solo sui fatti essenziali, poco conta per loro quale animale concima la terra attorno al tronco, l’importante è che lo faccia. Questa essenzialità rende la natura nostra maestra.

Imparare a vivere grazie alla Natura

Parafrasando Thoureau, desidero improvvisamente vedere se sono “capace di imparare quanto la natura ha da insegnarmi”.
Del resto, tra noi e la natura ci sarà sempre un gap di consapevolezza: lei è consapevole e io non lo sono. Lei lo è, io cerco di esserlo, a volte ci riesco, ma per pochi istanti. Poi ritorno nella confusione, nell’inconsapevolezza.
La natura sa quello che serve, nulla più. Io so una marea di cose inutili e ignoro una marea di cose utili. Nella relazione con la natura io sono sempre un passo indietro: lei è e io cerco di essere. Fino a quando, grazie alla semplice relazione con lei che è un passo avanti a me, per pura contemplazione, mi ritrovo come se fossi consapevole per adiacenza. E mi accorgo che se contemplo, sono capace di imparare quanto la natura ha da insegnarmi.

Così, in punto di morte, sarò certo che ho vissuto.

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