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Bilanci di fine anno: la consapevole pesantezza dei risultati

Bilanci di fine anno: la consapevole pesantezza dei risultati

Chiara

Di corsa, con il fiato sul collo, mi ritrovo alle 10 di sera a scrivere il pezzo da pubblicare.

Eppure di tempo ne ho avuto in questi giorni.

Eppure se mi ritrovo così all’ultimo minuto un motivo ci sarà, immagino.

Ed il motivo sta nel penultimo pilastro della mindfulness su cui oggi mi trovo a riflettere: non cercare risultati.

Ormai sono circa una decina di giorni che leggo post ed articoli su social, blog personali e aziendali, riguardo il bilancio di questo 2018 e le attese, speranze, prospettive per il nuovo anno alle porte.

Una sorta di gara ai blocchi di partenza che ciascuno fa con se stesso o con l’azienda, per vedere a che punto è, se gli obiettivi a breve, medio e forse lungo termine sono stati raggiunti e, nel caso, se sono stati soddisfacenti oppure una delusione.

Ciascuno con il proprio bilancio personale, relazionale e professionale tra le mani per vedere se sti benedetti  risultati (o le aspettative, quelle più segrete) si possono mettere nero su bianco oppure no.

Forse c’è chi sarà entusiasta dell’anno appena trascorso.

Forse c’è chi invece sarà deluso ed amareggiato.

Forse c’è chi si troverà nella terra di mezzo.

Sta di fatto che forse poi, alla fine, è proprio vero che ciascuno guarda il proprio pezzo di giardino per tirare le somme.

Ed io in tutto questo non so mica bene dove collocarmi.

Né tra i pienamente soddisfatti, né tantomeno tra i delusi cronici.

Anche perché di mete e traguardi per questo 2018 credo di non averne proprio messi.

È stato un anno in cui si sono chiusi molti cerchi.

Alcuni sono stati più semplici da terminare, altri decisamente più complessi.

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E gli strascichi ci sono eccome.

E così in questo 2018 credo di non aver cercato e rincorso nessun risultato.

E mi fa strano, perché viviamo in un tempo e in un mondo in cui pare che i risultati abbiano la priorità in quasi tutti gli ambiti di vita.

Cresciamo e viviamo immersi nella costante ricerca di risultati: a scuola, al lavoro, in amore, in ogni altro tipo di relazione… perché la maggior parte delle cose che si fanno, si fanno per ottenere un risultato.

In realtà il “non cercare risultati” sta a significare l’importanza di essere piuttosto che la frenesia di arrivare da qualche parte.

In “Colloqui con se stesso”, Marco Aurelio ci rammenta che “ciò che segue è sempre intimamente collegato con ciò che l’ha preceduto. Non si tratta, infatti, di una sorta di enumerazione di fatti indipendenti e che ha solo la necessità come collante, ma di una connessione ben dotata di una logica; e come gli esseri sono armonicamente coordinati, così gli eventi fanno intravvedere non una mera successione, ma una mirabile intima affinità”.

E così ogni istante è intimamente affine all’istante appena passato e a quello che sta per arrivare.

In fondo il “risultato” più importante (ed anche il mio più grande augurio per il nuovo anno) è proprio quello di saper essere se stessi, sempre.

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