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Se vuoi migliorarti, devi sapere che avrai dei nemici

Se vuoi migliorarti, devi sapere che avrai dei nemici

I nemici del miglioramento

Migliorarsi è una rottura di palle. Lo è per una buona parte del percorso, specie per i pezzi più tosti, come quello iniziale. Migliorare se stessi lo è ancora di più: si è parte del problema che si vuole risolvere, e questa condizione è una leva a favore, ma può rappresentare anche una leva contro.

Pensate all’ultima volta che avete deciso di migliorarvi: imparare una lingua nuova, iniziare uno sport, leggere di più, perfezionarvi professionalmente, imparare a cucinare bene.

Sia come sia, migliorarsi comporta modificare delle routine, che in teoria è una cosa relativamente semplice da fare – quasi stupida. Nella pratica, però, c’è un piccolo elemento ostacolante che si tende a sottovalutare: chi prova a migliorare sé stesso deve fare i conti con nemici reali o presunti.

I primi passi sono i più duri

Migliorare vuol dire passare dallo stato A allo stato B, con B che è meglio di A e con il primo tratto che va da A a B deputato a farci prendere ceffoni di continuo. Nello specifico è proprio li, percorrendo il primo miglio verso una versione migliore di noi stessi, che troveremo chi ci metterà i bastoni tra le ruote.

Non voglio rubare (indegnamente) la cadenza meravigliosa di Io so e ho le prove. Ma visto che questo primo miglio lo sto percorrendo personalmente in questo periodo (ne ho parlato qui), sento il bisogno di fare – per così dire – nomi e cognomi.

Nemico n.1: gli altri (gli stronzi e quelli in buona fede)

Spesso pensiamo al miglioramento come a un processo individuale. In realtà ha forti componenti sociali: è un passaggio strettamente dipendente dalle condizioni a contorno, che possono abilitarci o disarcionarci nella corsa verso l’obiettivo. A volte anche una semplice domanda può fare la differenza nel motivarci o nello spingerci a fondo.

È il motivo per il quale per lo sport sono proliferate le app per condividere con la propria community performance e risultati ottenuti. Rendere pubblico il proprio impegno a migliorarsi funge da bastone; la carota è invece la soddisfazione dei piccoli progressi che si raggiungono man mano.

Per cui mi rendo conto che scrivere che le persone attorno a noi sono potenziali ostacoli nel nostro percorso di miglioramento possa sembrare una provocazione. Ma per esperienza, purtroppo, penso che non lo sia.
Chi ci sta intorno, ad esclusione delle persone con le quali abbiamo un rapporto davvero frequente e intimo, non ha la più pallida idea delle variabili in gioco nella nostra sfida personale. Può essere che poco sappiano delle motivazioni che ci hanno spinto ad iniziare una nuova dieta, che non abbiano idea della fatica che abbiate fatto per decidervi ad inviare l’iscrizione a quel nuovo corso di fotografia, e via così.

Questo per dire che ci sono buone probabilità che sottovalutino quanto c’è sul piatto, quanti progressi abbiate già fatto, quanto ci abbiate investito (scommesso?) e dicano o facciano qualcosa che vi demotivi, specie se sono persone le cui opinioni per voi contano.

Inoltre, escludendo chi è in buona fede, dovete aspettarvi ci siano anche gli stronzi, ovvero persone che provano un certo gusto nel ridimensionare i successi altrui.

Tipicamente lo fanno con una battuta sarcastica dal dubbio tempismo che rischia di essere acqua sul fuocherello della propria forza di volontà, magari proprio nel momento di slancio, quando invece avreste bisogno di carburante.

Nemico n.2: l’obiettivo di lungo termine

Qual è il tuo obiettivo è la domanda cardine da cui partono la gran parte dei consulenti. Se parlate con un consulente finanziario, ad esempio, vi chiederà quali sono i vostri obiettivi di breve, medio e lungo, per guidarvi su quanto, per quanto tempo e con quale rischio investire. Se mettete piede in palestra, anche il trainer partirà dai vostri obiettivi per delineare il percorso migliore per voi.

Perché certo, l’obiettivo è importante, ma potrebbe avere un difetto sostanzioso: l’orizzonte temporale potenzialmente di lungo termine. Intendiamoci: va bene avere una direzione cui tendere, ma nel primo miglio del miglioramento rischiamo di ottenere l’effetto opposto. Se l’obiettivo è correre la maratona, quando al quinto chilometro di allenamento sarete senza fiato quell’obiettivo vi sembrerà mastodontico e rischierà di inghiottirvi.

Il problema del lungo termine negli obiettivi è che nella testa di chi sta arrancando nel primo miglio del cambiamento la domanda è sempre la stessa: sto facendo un sacrificio, ma ce la farò a raggiungere l’obiettivo? Mi sono messo di buona volontà, ma riuscirò a sostenere questi ritmi per i prossimi giorni, settimane, mesi?

Tutto sommato è la stessa criticità che c’è nel disegnare le condizioni degli MBO (premi variabili) in azienda. Chiaramente l’obiettivo finale di ciascun ruolo è portare valore agli azionisti, con priorità diversa tra fatturato/margine/liquidità ecc. Ma è altrettanto vero che la linea che collega l’azione del singolo individuo con il risultato (macro) del gruppo per cui si lavora non è facilmente individuabile per tutte le mansioni.

“Baby steps”: passi da bimbo

Ho trovato invece più salutare e gestibile focalizzarsi su traguardi di breve respiro: stai imparando una nuova lingua? Concentrati sulle poche cose che riesci a metabolizzare in una settimana. Creati una routine. Non pensare a quanto sarà replicabile nel prossimo mese o nel prossimo anno. Stai focalizzato sul presente. Fine. Perché qualsiasi proiezione nel medio termine potrebbe mancare di elementi che oggi non puoi vedere: il circolo virtuoso dell’abitudine, l’energia che prendi dai piccoli risultati che nel frattempo raggiungi, un cambio di prospettiva, tutto può concorrere a farti spostare l’orizzonte sulla settimana successiva.

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Nemico n.3: l’esperienza senza la tecnica

Fare qualcosa che prima non si faceva (oppure cercare di farla meglio) implica acquisire esperienza. L’esperienza, soprattutto nel primo miglio, è benzina motivazionale. Capisci che puoi riuscire in quello che stai tentando, scopri qualcosa in più su te stesso, l’esperienza fa bene.
Esaurito lo sprint iniziale, però, l’esperienza può mostrare i suoi limiti. I miglioramenti incrementali necessari a tenere alta la motivazione e il piacere richiedono dosi crescenti di tecnica.
Puoi iniziare nuoto libero e averne grande soddisfazione, ma senza qualche dritta sulla tecnica il rischio di saturare i miglioramenti progressivi (e quindi la motivazione) è significativo.

Qualche anno fa provai a cimentarmi nelle sculture di creta, ma esaurito l’entusiasmo iniziale mi sono arenato nella frustrazione di non riuscire ad andare oltre un paio di produzioni. Guardando indietro, non ho avuto la pazienza di canalizzare la motivazione con gli argini della tecnica e mi sono fermato ai blocchi di partenza.

Abbozzo di scultura di creta che tentava di raffigurare mia moglie, quando ancora non era mia moglie (Nota del Direttore editoriale: e non lo sarebbe diventata se l’autore non avesse giurato di mettere da parte l’arte; a che tipo di nemico corrisponde, questo commento?)

Nemico n. 4: l’altro nemico sei tu

Si, l’altro nemico sei tu, siamo noi stessi. Ciascuno può mettersi i bastoni tra le ruote da solo, nei modi più disparati e creativi.

Il più comune è sicuramente il fatto di gestire male le aspettative: quanto voglio migliorare, in quanto tempo mi aspetto di vedere miglioramenti, e via così. La delusione da errata valutazione delle aspettative è pesantissima da digerire – ed è spesso la piaga in cui gli altri tendono a girare il metaforico coltello.

La modalità più sabotante, invece, è quando ci facciamo prendere la mano, in eccesso. Il senso della misura e della gradualità non è fondamentale in tutte le attività di miglioramento, ma aiuta. Può capitare di strafare, ma si rischia di pagarla cara: l’ultima volta ho tentato una distanza da mezza maratona, e sono arrivato fino in fondo. Ma il salto della progressione è stato troppo lungo e il ginocchio ora mi presenta il conto ad ogni uscita. Un po’ come la candela che brucia troppo in fretta.

E infine ci sono gli alibi che ciascuno di noi conosce benissimo. Manca il tempo, ci sono i figli, c’è il freddo per una corsetta, c’è troppa stanchezza per leggere un libro o fare un corso di cucina online. Io potrei ricevere una laurea ad honorem in generazione di alibi. Potrei venderveli al chilo, se foste disposti a pagarmeli.

Ogni tanto si cede, ma prima si impara a riconoscerli e prima saremo in grado di tenerli sotto controllo. Fanno parte di noi, del modo in cui funziona il nostro cervello e va bene così.

Ma sono tra le armi più potenti a disposizione del nemico più insidioso: noi stessi, appunto. A questo punto, c’è qualcuno che vuole cimentarsi con me nella battaglia dei buoni propositi per l’anno nuovo?

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