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Bannare chi non la pensa come te sui social

Bannare chi non la pensa come te sui social

Valentina Maran

Quanta gente della vostra bolla social avete bannato da quando avete un profilo? Quanti ne avete silenziati per non vedere le cavolate che pubblicano?
I social network dovrebbero essere nati per agevolare le connessioni e favorire le discussioni, ma temo che la cosa ormai sia degenerata. Io ho imparato a non farmi problemi e a tagliare fuori chi disturba e soprattutto chi non è in linea con quello che penso senza argomentarlo.

Essere contro è ok, essere imbecilli no

Una regola che mi sono data mentre lavoravo come social media manager per la pagina fan di una personaggio pubblico è stata “si bannano gli insulti – le critiche, anche aspre ma strutturate e sensate, si lasciano”. Ma nella vita privata?

Il primo che ho bannato anni fa è stato un collega di studi di un corso di social media marketing. A scuola ci avevano fortemente sconsigliato, anche nella gestione di pagine fan, di bannare eventuali persone per evitare una cattiva pubblicità – un cliente convinto con le argomentazioni positive a una critica può diventare uno dei tuoi principali brand ambassador.

Ai tempi si discuteva anche della sensatezza di postare o meno le foto coi figli. Io sono sempre stata contro senza mai accusare o molestare con commenti insistenti amici e amiche che preferiscono mettere le foto dei figli sui social. Sono scelte personali.
Avevo scritto un post dicendo che preferivo non metterli perché col tempo avrebbero deciso loro della loro privacy e di cosa farne, non spettava me magari metterli in imbarazzo con foto che li ritraevano in pose che io reputavo buffe e che un giorno sarebbero potute diventare problematiche per loro.

Posto il pezzo, e poco dopo partono correttamente i commenti di chi mette le foto con figli. Nessun problema, un dialogo molto sensato ed equilibrato, tranne un imbecille che posta il suo faccione accanto a quello della figlia.
Lo ringrazio del commento e gli ribadisco che non sono d’accordo, ma prendo atto della sua posizione. Mi risponde con una seconda foto, sempre con lui che fa la faccia scema con la figlioletta, evidentemente pensando di essere simpatico.
Non rispondo: immagino sia abbastanza sveglio da comprender che è il caso di fermarsi.
Invece no: dopo poco posta altre tre foto simili, sempre con la bambina.
Ora: io e questo tizio non abbiamo mai avuto chissà che scambi, abbiamo semplicemente fatto parte della stessa classe virtuale di un corso.
Detto fatto: prendo e lo banno.
Lo blocco ovunque, scocciata di un atteggiamento tanto imbecille.Lui si offende (!) e si lamenta con la classe e coi docenti della mia presa di posizione assolutamente non in linea con le dinamiche della scuola. Me ne sono fregata di lui e delle voci che mi sono arrivate: un imbecille in meno da assecondare è stato un risparmio di tempo e fatica.

Il tempo che sprecate a convincere qualcuno online non ve lo ridarà nessuno

Mi sono spesso domandata se abbia senso o meno far fuori dai propri contatti tutti quelli che la pensino diversamente. Già internet e i social tendono a creare una sorta di “bolla” in cui riceviamo solo notizie fortemente attinenti alle nostre opinioni falsando poi i risultati rispetto quello che succede nella realtà. È un bene o un male?

Ho scoperto che la vita è troppo breve per tentare di far capire a un contatto che certe idee imbecilli lo spingono di default dalla parte del torto: in genere è una lotta impari perché una persona che non vuole capire, non vuole capire. Ho smesso di sprecare tempo a discutere e tentare di arrivare a una soluzione.

Cerco di farlo dal vivo in ambiti più ristretti dove posso discutere faccia a faccia con le persone. Sto cercando di limitare molto le discussioni online perché essere allontanati da uno schermo comunque non aiuta a comprendersi, i tempi di reazione ai dialoghi sono diversi e creano troppe sovrastrutture.

Siete mai riusciti a far cambiare idea a qualcuno online? Io sono riuscita magari nel tempo a confrontarmi, con pochi sono riuscita a mediare. Tanti alla fine si sono ridotti ad essere troll.

Ho silenziato anche mio marito

Si, non seguo mio marito sui social.
Posta cose che non condivido e che reputo sbagliate. Sto cercando di farlo ragionare su alcuni argomenti. Politicamente siamo drammaticamente di fazioni opposte. Ho in casa il nemico, ma conto di riuscire a farlo ragionare.

Allo stesso tempo ho amici che adoro e che hanno idee politicamente all’opposto delle mie – in questo caso la regola è non parlarne per evitare di scatenare guerre fratricide alle grigliate.

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(c) Marta Pilotto

Ci vediamo fuori

È così:, potrebbe sembrare minaccioso, ma meglio vedersi fuori da internet, magari davanti a un caffè per discutere su cosa sia sbagliato o meno.

Ho provato molte volte a invitare fuori, dal vivo, a chiarirsi faccia a faccia delle persone con cui avevo intavolato una discussione critica – che a mio avviso poteva diventare costruttiva, ma spesso ho ricevuto un no offeso.

Guai a lamentare pubblicamente, a chiedere lumi su temi che si reputano importanti perché a loro avviso andava fatto in privato per non ledere l’onore.
Per me non è lesa maestà se ti chiedo i motivi delle scelte di una campagna pubblicitaria che denigra le donne.
Non mi pare di offendere se chiedo di sapere i motivi delle scelte di messaggi sbagliati soprattutto se sono indirizzati al grande pubblico.

Negli anni le discussioni si sono trasformate spesso in risse e ora limito molto la mia partecipazione. Indico quello che a mio avviso non funziona. Ho rinunciato anche a considerare utili le persone che postano cose con cui non concordo perché parto già dal presupposto che siano sbagliate.
Mea culpa, ma non riesco a trovarle sensate e costruttive.

Voi riuscite ad avere dialoghi sensati con chi la pensa in modo diverso sui social?
Investite tempo nel dialogo? Siete mai riusciti a convincere qualcuno?
Io ormai sventolo bandiera bianca…

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