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Come difendersi dalle parole (e dalle persone) maiuscole

Come difendersi dalle parole (e dalle persone) maiuscole

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abuso maiuscole

Scommetto che anche tu, più o meno consapevolmente, negli ultimi tempi abbia subìto un uso improprio delle maiuscole. Sui social, in chat, in qualche mail del capo o dell’ennesimo venditore che ha passato, non si sa come, il controllo spam.

Le maiuscole gridano, spingono, entrano senza permesso nella nostra psiche: quando non richieste, sono una vera scocciatura, pura violenza verbale.
E allora, che diamine, impariamo a capire perché ne abusiamo e a difenderci da chi ce le rivolge contro.

Cafoni maiuscoli

Perché sì, chi usa le maiuscole in modo improprio contro di te è un cafone e devi imparare a difenderti. Beh, magari è solo ignorante in senso proprio, cioè conosce poco le regole grammaticali e sintattiche, ma puoi starne certo che, sotto sotto, le sue maiuscole mettono in luce aspetti irrisolti della sua comunicazione, del suo rapporto con gli altri.
Ok, è l’ora di imparare a difenderci dalle parole, e dalle persone, maiuscole. Che sono quelle che ne abusano a piene mani, pensando di essere chissà chi o di sortire chissà quale effetto.
Beninteso, sto parlando di uso improprio: non ti sto dicendo di mettere al bando le maiuscole ma soltanto di ricorrervi nel rispetto della grammatica e, soprattutto, di chi riceverà la tua comunicazione. Se capiamo questo, capiamo anche come difenderci da questi cafoni maiuscoli.

Quando le maiuscole non esistevano

Ho capito che le maiuscole possono essere un problema durante gli studi per la mia triennale. Filologia. Per chi non sa cosa sia (tutto sotto controllo, in tal caso sei tu a essere “normale”), è quella disciplina che si occupa della storia dei testi, cioè del modo in cui sono nati e arrivati a noi. Mi trovai a dover imparare a leggere documenti molto antichi, manco a dirlo scritti in un latino accidentato quando non esistevano le maiuscole né i segni di punteggiatura né si usavano gli spazi tra le parole. Immaginati un treno ininterrotto di lettere, una incollata all’altra e spesso riunite in segni sillabici incomprensibili.
All’inizio è un dramma, sei disorientato e non capisci un’acca. Poi, a poco a poco che impari a riconoscere le parole in quel marasma, diventi più sciolto e inizi a comprendere pezzi di frasi sempre più ampi. Fino a che la lettura scorre via con una velocità prima insospettabile: i segni grafici scompaiono per lasciare il campo al puro suono, e tu sei un’auto sportiva che sfreccia su una bellissima e piacevole strada fuori città. Una libidine!

Com’è possibile questa magia?

Semplice. Merito della scriptio continua cioè ininterrotta, e quindi anche della totale assenza di lettere maiuscole. Mica scemi, i copisti: la soluzione ideale se sei nato prima della stampa e la carta, pardon, la pergamena costa un occhio della testa.
Ecco che dalla filologia ho imparato soprattutto questo: la scrittura è un viaggio, e tu scrittore hai il dovere di spianare la strada al tuo lettore. E tu, lettore, hai il diritto di pretendere una strada che non sia accidentata. Romanzi o saggi, e-mail o post social non cambia: le lettere maiuscole possono rendere il “manto stradale” peggio dell’acciottolato di una mulattiera.

Le maiuscole fanno male

Le lettere maiuscole rappresentano, per l’inconscio di chi legge, delle cunette lungo questa strada. Costringono a un rallentamento nella lettura, impongono una frenata al pari della punteggiatura.
Le maiuscole sono muri che si ergono all’improvviso sul cammino del lettore. Anche per questa ragione in editoria sono usate per il gridato, cioè per distinguere un tono esasperato e violento.
Se la scrittura fosse un paesaggio, sarebbero torri che violentano lo skyline, monoliti che bloccano il tuo sguardo.

Tanto più che foneticamente, cioè dal punto di vista del suono – e non dimentichiamoci che la lingua è soltanto suono, lo scritto è mera ombra del parlato – le maiuscole non esistono, non apportano alcun significato aggiuntivo. Solo nelle convenzioni editoriali, appunto, si è scelto di rappresentare in maiuscolo le parole urlate dai personaggi di un teso, attribuendogli un valore tonale. Ma si tratta di pura convenzione, significante dal significato posticcio.

Quando usare le maiuscole

Che le lettere maiuscole siano muri non deve suonarti strano. Proprio per questo si usano.
A che serve un muro, se non per separare ciò che sta dentro da ciò che sta fuori? Ciò che viene prima da ciò che viene dopo?

Allo stesso modo, le lettere maiuscole si usano quando:

  1. Dobbiamo cominciare qualcosa, ed è per questo che si dicono anche capitali dal latino caput, ‘testa’. L’inizio di una frase, di una battuta di dialogo, di un elenco, di una citazione, e via dicendo.
  2. Dobbiamo distinguere un termine per la sua unicità. Ecco, quindi, le iniziali dei nomi propri, e di tutte quelle parole che usiamo in loro vece ovvero che hanno un significato peculiare. Le maiuscole sono riflettori puntati su termini con un qualcosa in più, rispetto a tutti gli altri della categoria cui appartengono.

Come ho cercato di spiegare in questo articolo, tertium non datur, non vi è altro motivo per usare correttamente le maiuscole.

Questione di invidia

Ma un muro si usa anche per un altro motivo.
Per proteggere ciò che si trova al suo interno o, in altri termini, difenderlo da ciò che può arrivare dall’esterno.
Ed è questa la funzione che si attiva quando si fa un uso improprio delle maiuscole. Puoi scommetterci: chi ne abusa, ha qualcosa da nascondere dietro quei muri o deve difendersi da una (presunta) minaccia.

Ed è questo il motivo per cui i guru del marketing e della comunicazione persuasiva, quelli che ti insegnano a vendere i frigo agli eschimesi per intenderci, ti consigliano ti abbondare. Ti dicono che per scrivere una sales letter efficace Devi Mettere l’Iniziale Maiuscola a Qualsiasi Fottuta Parola tu Voglia Evidenziare, non è così? Altrimenti non vendi, non persuadi il lettore che ciò che gli stai proponendo è fantastico unico irripetibile e, se non lo acquista adesso anzi subito immediatamente, qualcuno glielo soffierà da sotto il naso esattamente in questo preciso istante. Dico male?
E hanno ragione da vendere. Ma solo a metà.
La metà di ragione che hanno è la seguente. Se trattieni un oggetto dietro un muro e fai vedere che si trova proprio lì, in chi sta fuori dal muro innescherai uno dei sentimenti più potenti, l’invidia. Leva di marketing (e non solo) vecchia come il mondo. Un trucchetto semplice della comunicazione esclusiva che magari può essere funzionale alla promozione e alla vendita di prodotti di lusso, ma per tutto il resto, beh… fanne a meno.

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Questione di empatia

La metà di ragione che non hanno è questa, ed è la stessa che ti consente di difenderti dalle parole (e dalle persone) maiuscole. Se ti chiedi, semplicemente, a che cosa serva la comunicazione, hai già la risposta.
La comunicazione mette in comune, unisce, getta ponti; serve a condividere contenuti, esperienze, emozioni. Se il primo approccio è irto di “muri”, che rapport pretendi di stabilire con il tuo interlocutore?
La comunicazione inclusiva, in quanto tale, si basa sul principio dell’empatia: un funzionamento elementare della nostra psiche che ci consente di sopravvivere nel mondo e, soprattutto, in mezzo agli altri. Ne ho parlato per altri motivi in questo articolo, che ti consiglio di leggere perché non è il momento per vedere nel dettaglio che cosa sia l’empatia e a che cosa serva.
Ebbene, le maiuscole funzionano esattamente al contrario. Allontano, separano gli attori della comunicazione, affermano in modo lapidario che “io non sono come te”, “tu non sei come me”. Ti sbattono in faccia l’unicità ovvero la diversità delle parole che contraddistinguono.
Consapevoli di questo, è bene chiedersi se servono allo scopo della nostra comunicazione. Novantanove volte su cento no, non servono affatto. Nemmeno quando vogliamo vendere frigo agli eschimesi.

Le maiuscole non fanno vendere di più

Che le maiuscole non aiutino affatto a vendere lo sanno bene i cosiddetti “marchi empatici”, cioè quei brand che orientano la propria comunicazione al fine di creare e mantenere un rapporto empatico con la propria clientela.
E da dove si comincia per creare un “marchio empatico”?
Semplice. Dal lettering minuscolo del logo. Un’azienda che vuole essere inclusiva ovvero innescare nel potenziale cliente sensazioni positive di apertura, accoglienza, fiducia concepisce il proprio simulacro visual nominandosi in minuscolo.
Un esempio su tutti? Amazon. Il logo del sito di vendita più performante al mondo ha l’iniziale minuscola. Secondo te, è un caso?

Se sei interessato ad approfondire ti consiglio questo libro, scoprirai come soprattutto oggi, nel marketing ma non solo, sia necessario stabilire rapporti empatici, inclusivi e non più esclusivi, e dunque fare anche un uso molto accorto delle lettere maiuscole.

Come difendersi dalle maiuscole

Ma torniamo al nostro scopo, capire come difendersi dall’abuso delle maiuscole e dalle persone che ce le rivolgono contro.
Beh, a mio avviso la cosa migliore che possiamo fare è imparare proprio da questi “marchi empatici”, cioè impegnarsi per costruire una comunicazione che sia il più possibile inclusiva e, passami il termine, gentile: come ho cercato di spiegare in questo articolo, la gentilezza smuove le montagne. Non sto parlando di comunicazione di marketing ma di parole di ogni giorno.
La strategia è quella della non violenza, come una reazione alla Gandhi per capirci. O, se vuoi riportarla a un contesto più vicino a noi, equivale a porgere l’altra guancia. Rispondiamo in minuscolo alle persone maiuscole!

Adesso che comprendiamo che cosa si nasconde dietro un apparentemente innocuo segno grafico soltanto un po’ più grande dagli altri, possiamo provare a intuire quali siano le ragioni che spingono il nostro interlocutore ad abusarne, e prevenire quelle ragioni.

Mi piace pensare che una comunicazione e un vivere “sostenibili”, una sustainabilitude del pensiero, della parola e quindi anche dell’azione – per dirla nella lingua di questo nostro spazio di opinioni libere sul web –, inizi anche da qui, da un uso accorto e consapevole delle lettere maiuscole.
Ora che sai che cosa nasconde una maiuscola, mi raccomando, fanne buon uso e tieni alta la guardia.

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