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I problemi servono! (mettiamoci l’anima in pace e cerchiamo di goderceli)

I problemi servono! (mettiamoci l’anima in pace e cerchiamo di goderceli)

Enrico Chiari

Le nostre vite sono piene di sfide. Lottiamo con problemi personali come stress, ansia, depressione, insicurezza, dipendenza e preoccupazioni per la nostra salute, i soldi, la pensione che percepiremo o non percepiremo, il nostro futuro. Sono problematiche le relazioni con gli altri: con partner, fornitori, clienti, datori di lavoro ma spesso anche con gli amici e con la famiglia. E ancora problemi derivano dalla società che ci circonda, sotto forma di crimine, violenza, problemi economici, pregiudizi, discordia politica, terrorismo e questioni ambientali.

Problemi, problemi ovunque. Eppure, sfuggono quasi sempre due considerazioni: la maggior parte se non la totalità dei problemi (vedi elenco sopra) sono causati o prevedono la partecipazione dell’uomo, la maggior parte prevedono la nostra responsabilità.

Da un altro punto di vista invece si possono dire due cose: siamo noi a crearli, ne abbiamo bisogno. E il secondo punto potrebbe essere quello più vero.

Risolvere problemi è un piacere selvaggio, e noi siamo nati per questo.
(Thomas Harris)

Sì, i problemi non possono mai mancare

Da un punto di vista storico, c’è un esempio interessante che racconta come la loro presenza sia inevitabile. Il presepe che conosciamo tutti (rappresentazione della nascita di Gesù) è uno schema di iniziazione che risale all’epoca di Francesco d’Assisi, quindi all’incirca 800 anni fa. Tra i vari personaggi presenti, c’è la famosa coppia del bue e dell’asino. Bene, che cosa rappresentano in quel contesto?

Tra le svariate interpretazioni, una è particolarmente affascinante in quanto sostiene che il significato simbolico del bue ricorda la dea egiziana Hathor (che protegge gli ‘iniziati’), mentre quello dell’asino ricorda il dio Seth (che intralcia gli iniziati). Quindi, nel processo iniziatico di ogni persona, servono tutti e due gli elementi poiché uno aiuta a superare gli ostacoli ma l’altro li deve prima creare.

Più grande l’ostacolo, più grande il successo

L’economista indo-americano Ravi Batra dice che “più grande è l’obiettivo, più grande è l’ostacolo, mentre più grande è l’ostacolo e più grande sarà il successo”.

Prima di poterci gustare le nostri soddisfazioni personali, abbiamo tre grandi sfide mentali da superare, banali solo apparentemente.

1. La capacità di saper accettare gli ostacoli.
2. La volontà di superarli.
3. L’abilità di essere pronti a incontrarne di nuovi.

Concretamente parlando, che cosa possiamo fare nello specifico quando ci troviamo di fronte quello che ha tutta l’aria di essere un ostacolo?

Una questione di posizionamento

La capacità di superamento presuppone alcuni presupposti essenziali:

• una direzione da seguire.
• una visione sufficientemente chiara della meta che si vuole raggiungere.
• la consapevolezza del valore di quella meta per noi.
• la perseveranza nelle azioni di miglioramento che metteremo in atto.

Quello che però viene spesso sottovalutato è il nostro posizionamento, inteso come punto di osservazione da cui guardiamo l’ostacolo. Se il problema è ancora centrale, potrebbe essere intelligente farci aiutare a osservare da un’altra posizione. Questo può significare metterci in un ‘luogo nuovo’ che è costituito da un insieme di abitudini e pensieri, dove cominciamo a dare meno importanza a situazioni, condizioni, eventi o persone che ci stanno facendo soffrire.

Steven C. Heyes, professore di psicologia dell’Università del Nevada, afferma che, per ognuno di noi, rimane fondamentale riflettere consapevolmente su due punti essenziali:

• ciò che ci interessa realmente nella vita.
• il modo in cui vogliamo ‘stare’ in questo mondo.

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A questo punto, diventa essenziale identificare quali sono i valori che ci sono più vicini e più affini, oltre a organizzare i nostri comportamenti attorno ad essi.

L’arte di risolvere problemi (allenarsi)

Gli ostacoli a volte possono essere rappresentati anche da nostri fallimenti. Eventi che sono già avvenuti ma che continuano a condizionarci negativamente a livello mentale o emotivo.
In questi casi, esistono quattro allenamenti che possono tornare molto utili.

Fare un’auto-valutazione della situazione in cui siamo
Domandarci sinceramente se, nella situazione dolorosa in cui ci troviamo, che cosa esattamente ci fa sentire nel modo in cui ci sentiamo.

Riscrivere il futuro
In un momento di tranquillità, provare a raccontare a noi stessi una storia diversa. Immaginarci e raccontarci l’epilogo sperato come se l’ostacolo fosse già stato superato. (da soli e a voce alta, va benissimo).

Tracciare i confini
Abituarci a dire di ‘no’ agli altri, se questo comporta il rischio di riportarci in quelle situazioni che – anche solo potenzialmente – possono farci vivere emozioni negative.

Prenderci la responsabilità delle nostre azioni (non di quelle altrui)
Imparare a prenderci la responsabilità di ciò che rientra nel nostro cerchio di azione. Non in quello degli altri.


Libro consigliato: Aveva ragione Popper, tutta la vita è risolvere problemi

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