Connect with us

Includere

Donne e uomini non sono uguali (per fortuna)

La differenza tra uguaglianza e equità si snoda lungo un confine sottile e confuso. Spesso le donne ritengono che, per fare carriera, sia necessario copiare il comportamento dei colleghi maschi di successo. E se invece la soluzione non fosse esterna? Le risorse ci sono tutte e sono dentro di sé.

Pubblicato

il

In questi giorni si respira aria di programmazione.
Inizia un nuovo anno e c’è voglia di lasciare i vecchi problemi nel passato i problemi del 2018 e cominciare finalmente a procurarsene di nuovi, ma freschi. Magari problemi che sono figli delle esperienze e dei risultati ottenuti.

Di scale e soffitti

Ora, dando per scontato che fare dei “buoni propositi” è utile quanto mangiare l’ananas per non ingrassare dopo il cenone di capodanno, vorrei parlare di obiettivi, risultati e cambi di mentalità.

Ottenere dei risultati significa acquisire una nuova capacità o uno strumento utile oppure perderne di dannosi.
Ad esempio, se nell’anno passato ci siamo imposti l’obiettivo di guadagnare di più ed il nostro libro contabile ci dice che ce l’abbiamo fatta, è un risultato. Lo è anche aver perso l’abitudine di fumare o di mangiare ogni volta che ci sentiamo soli (freelancers con ufficio in casa, sto guardando voi).

Prima di introdurre qualcosa di più utile e duraturo dei risultati, come in ogni storia che si rispetti, devo introdurre un elemento di disturbo: il soffitto di vetro.

Se non l’aveste mai sentito nominare, Google ci viene in aiuto: è “una metafora che indica una situazione in cui l’avanzamento di carriera di una persona in una qualsiasi organizzazione lavorativa o sociale, o il raggiungimento della parità di diritti, viene impedito per discriminazioni, prevalentemente di carattere razziale o sessuale, che si frappongono come barriere insormontabili anche se apparentemente invisibili”. Grazie Wikipedia.

In Italia, il piacere di incappare in questa metafora non poi tanto metaforica, visto che ci sbattono la testa un giorno sì e uno no, ce l’hanno soprattutto le donne.

Il soffitto di vetro fa sì che gli obiettivi che una donna può porsi per fare carriera in un mondo dominato dall’influsso maschile siano limitati a quel tanto che le viene concesso. Poi sbatte nel vetro, come un piccione. Non diamo la colpa agli uomini, perché siamo soprattutto noi che abbiamo scelto spesso la via più breve – quella di imitarli invece di conoscere meglio noi stesse e le nostre peculiarità.

Evitare di uniformarsi

Storici, politici e sociologi continuano a cercare soluzioni, e io nel mio piccolo non mi permetto di giudicarle. Rimane il fatto che, metti per inapplicabilità di questi rimedi o per la poca cura nell’attuarle da parte dei governi che si sono succeduti, ancora questo soffitto c’è e spesso ci tocca pure lucidarlo.

Premettendo che nessun maschio è stato messo in pericolo nella stesura di questo articolo e che il mio desiderio primario è quello di una pacifica convivenza, vorrei offrire alle donne un suggerimento più umile ma utilizzabile nell’immediato: smettete di provare ad essere uomini.

È la storia del pesce che viene giudicato insieme alla scimmia sull’arrampicata: non può vincere. E se è vero che le nostre capacità non sono affatto inferiori a quelle maschili, lo è altrettanto che non sono le stesse.
Non solo, ma snaturando la nostra parte femminile, ci sottoponiamo ad uno stress che va oltre il campo lavorativo, mutilando le nostre relazioni e il modo in cui pensiamo a noi stesse, giudicandoci perché non riusciamo a competere a colpi di testosterone.

A ognun* le proprie armi

Ed ecco il cambio di mentalità: Donne, il testosterone ci fa venire i baffi. Suggerisco che iniziamo ad usare i nostri punti di forza nel lavoro e nella vita, e non ci saranno più soffitti che tengano. Vi parlo di quelle caratteristiche che credo vengano più trascurate o mal interpretate. Qualche esempio?

La percezione aumentata
È vero, fare troppe cose insieme è come asfaltare la via per il burn-out. Ma per una donna “percepire” il mondo a 360 gradi è uno stato naturale delle cose. Questa caratteristica ci porta a capire molte cose prima dei nostri amici maschi, ed allora perché non usarla? Impariamo a mettere per iscritto le nostre osservazioni sul mondo e ad usarle in modo produttivo, anticipando trend e coltivando le innovazioni, invece di relegarle nel cassetto delle “cose che la gente non capisce”.

La vulnerabilità
Prima che accendiate le torce, vi ricordo che essere vulnerabili non è sinonimo di debolezza, anzi. Essere aperte ai rischi richiede un grande coraggio, ed è per questo che oggi molte donne preferiscono un approccio maschile, urlando dentro di sé “non fa male!” in stile Rocky Balboa e sopportando tutti gli ostacoli che si parano davanti convinte di arrivare in cima. Ed in cima cosa c’è? Il soffitto di vetro, baby.

La forza
Siamo strutturate per combattere per le cose importanti. Nel mondo animale, una femmina con i cuccioli è sempre più pericolosa, che sia una gatta di due chili o un’orsa di seicento. La nostra forza sta nell’individuare un obiettivo che ci dia di più di una soddisfazione materiale. Impariamo a trovare il vero senso di quello che facciamo (e se non riusciamo a trovarlo, facciamoci delle domande), così da poterci lavorare con un’energia vera che non ammette ostacoli.

Perché osare è un mestiere da Donne. Con l’aiuto di queste tre competenze fondamentali che ogni donna ha dentro sé, abbiamo la possibilità di crearci un ambiente redditizio e soddisfacente, a nostra immagine e somiglianza.

Insomma, permettiamoci di pensare fuori dagli schemi.

Ho unito 8 anni di studio del processo di aiuto con una passione smodata per le soluzioni. Il Coaching ha legato il tutto, facendo nascere un metodo incentrato sulle fondamenta di tutto quello che siamo e che facciamo: identità e bisogno di evolverci in linea con essa. Lavoro con le Donne per aiutarle a sbloccarsi in modo creativo e trasformare i loro grandi sogni in obiettivi, rimuovendo gli strati di scuse e pensieri limitanti che hanno accumulato negli anni e che hanno soffocato il loro processo di crescita personale. Sono un po' matta e questa è la forza che mi porta a vedere i limiti come sfide, i nemici come opportunità e le difficoltà come prove del fatto che sto migliorando. Se saremo fortunati, riuscirò ad attaccare un po' di pazzia anche a voi.

Caro Iacopo...

“Caro Iacopo… Ho ventun’anni e sono stata salvata da un porcellino d’India.”

L’attivista per i diritti umani Iacopo Melio risponde alle domande e alla segnalazioni ricevute dalle lettrici e dai lettori.

Pubblicato

il

Gli animali possono aiutare a guarire

Ciao Iacopo😊,
mi chiamo Martina, ho 21 anni e vivo in un paesino in provincia di Novara. Da tempo seguo il tuo percorso e devo ammettere che in tutta la mia vita non ho mai incontrato una persona così coraggiosa come te. Leggendo i tuoi libri ho capito un’infinità di cose, ma la prima in assoluto è che ogni ostacolo non è mai troppo grande da non poter essere superato.

Appoggio con piacere la tua campagna volta all’abbattimento delle barriere architettoniche e degli stereotipi culturali e ti auguro con tutto il cuore che questo tuo grande sogno possa realizzarsi nel migliore dei modi. Spero che un giorno il mondo abbracci a pieni voti le tue idee e che tu possa prendere il primo treno disponibile per provare forti emozioni.
Sono sicura che ci riuscirai, poiché sei tenace.

In passato sono stata anche io vittima di bullismo, più precisamente durante il mio percorso scolastico alle superiori. Ero la più timida della classe, sempre tranquilla e attenta alle lezioni. La mia personalità non piaceva a tutti i miei compagni, soprattutto a tre ragazzi. Un giorno, quando stavo tornando dalla lezione di educazione fisica, mi accorsi che proprio loro (i 3 ragazzi) stavano infilando delle bustine contenti droga all’interno dello zaino di una mia compagna di classe.
I ragazzi si accorsero della mia presenza e dal giorno seguente la mia vita si trasformò in un inferno. Tutta la classe cominciò ad escludermi deridendomi. I giorni passavano e le azioni negative aumentavano. Continue derisioni, palloni da basket addosso, forti spintoni, minacce di morte. Tutta questa negatività mi aveva abbattuta, portandomi a deprimermi. Contemporaneamente a questi episodi, a seguito di continui dolori alla schiena avvertiti durante le lezioni di educazione fisica a scuola, mi fu diagnosticata la scoliosi. Per curarla dovevo portare un corsetto e, sapendo quello che mi stava capitando con i compagni, avevo il terrore ad indossarlo durante le ore di lezione. Quando mi presentai a scuola in quel modo, la situazione precipitò. Essendo come un uccellino in gabbia, non potevo muovermi facilmente e quel giorno in cui mi fecero cadere dalle scale del distaccamento che conduceva alla palestra ero sola. Continuavo a gridare ma nessuno mi sentiva.

Quel giorno tornai a casa piena di lividi e tagli. Inventai scuse, ma dopo un paio di settimane scoppiai in un pianto unico. I miei genitori vennero a conoscenza della verità e decisero di farmi cambiare scuola, poiché anche il preside aveva ritenuto che il mio fosse solo un comportamento infantile. Ancor oggi mi stupisco di come si possa essere così crudeli e senza cuore. Ammetto di esser sempre stata una ragazza fragile, forse troppo.

A causa di questa e molte altre esperienze toccanti, ho cominciato a non avere più sicurezza in me stessa, perdendo tutta l’autostima che inizialmente avevo. Una svolta però cominciai ad averla nel maggio del 2017 quando nella mia famiglia arrivò un nuovo membro, ovvero un porcellino d’India. Con la sua tenerezza aveva riportato quella gioia che da tempo mancava e che tutti aspettavamo a braccia aperte.

Oltre a lui però, parte integrante della mia serenità sei anche tu. Da quando ho iniziato a leggere i tuoi libri, attraverso le tue parole mi sono rialzata moralmente ed oggi quando esco di casa mi sento più tranquilla. Davanti ad ogni ostacolo, cerco sempre di indossare un grande sorriso e di non abbattermi ed ho fatto delle tue parole come delle regole di vita quotidiana. Grazie infinite di cuore per regalarmi grandi emozioni durante la lettura, ma soprattutto nella mia vita.

Ci tenevo a congratularmi con te per la nomina di Cavaliere dell’ordine. Il nostro presidente Mattarella sarà fiero di avere un “soldato” come te. Nobile nella veste, ma anche nell’animo. Soprattutto in quest’ultimo oserei dire. Sei sempre stato e sei un grande cavaliere, poiché ogni giorno continui a lottare per affermare le tue idee per un bisogno tuo personale, ma anche altrui. Sei umile e prima o poi questa tua grande qualita sarà ricompensata. Sei una bellissima persona. Continua così!😊

Iacopo ti auguro buona fortuna per il tuo progetto e che la vita possa regalarti infinite e piacevoli emozioni.
Buona serata!😊

Cara Martina, grazie per le tue splendide parole ma soprattutto per la tua testimonianza: hai ricordato a tutti che non solo si può uscire dalle difficoltà, anche quelle più ostili dove i cattivi paiono avere la meglio (non a caso voglio sottolineare il “paiono”), ma anche quanto gli animali facciano un gran bene allo spirito.

L’affetto del tuo porcellino d’India, che in qualche modo ti ha salvata, è un dono che tutti dovrebbero imparare a riconoscere. Non a caso, con la Onlus #Vorreiprendereiltreno, finanziamo ogni anno progetti di pet-therapy negli ospedali: perché l’amore sarà sempre la miglior cura possibile!

Grazie, davvero, di cuore. Spero di leggerti ancora presto.

Scrivimi una lettera, uno spunto o una tua riflessione:
segnalazioni@iacopomelio.it

Continua a leggere

In primo piano

Uomini che allargano le gambe

Si chiama manspreading ed è l’invasione dello spazio da parte degli uomini sui mezzi pubblici, dove tendono a sedersi con le gambe larghe, occupando lo spazio delle altre persone.

Pubblicato

il

Prendete quotidianamente i mezzi pubblici? Vi è capitato di avere difficoltà a sedervi perché qualcuno di fianco a voi se ne stava comodamente con le gambe spalancate?

Se siete una donna è molto probabile che questa cosa vi sia capitata, anche se siete un uomo è possibile che vi sia capitato. Oppure, eventualità ancora più probabile, è possibile che quelli sbracati siate voi.

Quella dello screenshot è una cosa accaduta a un’amica qualche giorno fa, ma non è la sola: anch’io dopo anni di pendolarismo ho collezionato una serie di momenti scomodi dovuti ai miei vicini di sedile.

Questa particolare abitudine ha un nome: si chiama Manspreading ed è stata individuata come una delle pratiche più moleste sui mezzi pubblici.

È una questione di spazio. Ma non solo.

Anche le donne che appoggiano la borsa sul sedile occupandolo di fatto creano un problema, ma di solito basta chiedere “è occupato?” perché la persona immediatamente la tolga. Non solo: quella del Manspreading ha a che vedere anche l’apparato genitale. Si, perché spesso questo è un atteggiamento tenuto dagli uomini e se lo si fa notare adducono la scusa dei testicoli: pare infatti che abbiano i gioielli di famiglia tanto prominenti che risulti loro complicato stare seduti composti. Impossibile tenere le gambe parallele o addirittura accavallate: si lamentano, si lagnano e pare che l’unica posizione possibile sia a gambe spalancate col pacco in vista.

Se qualcuno vi dovesse fare questa osservazione rassicuratelo: il dottor Marc Goldstein, direttore del centro per la medicina riproduttiva di NY, afferma che stare per mezz’ora a gambe incrociate sulla metro può alzare leggermente la temperatura dei testicoli ma senza generare danno all’apparato riproduttivo.

Dite che esagero? Sono cose dell’altro mondo?

Fatevi un giro sui treni regionali o semplicemente in metropolitana.
A New York il problema è così sentito che hanno fatto dei cartelli appositamente per sensibilizzare le persone a sedersi in modo composto permettendo a tutti di stare comodi.

Idem a Madrid, dove delle attiviste hanno ottenuto una campagna di sensibilizzazione in merito al problema.

Avete mai provato a finire sedute tra due uomini ai lati?

Vi assicuro che 99 su 100 si finisce spremute con le gambe strette perché loro se ne stanno comodamente a gambe allargate. E indovinate un po’? Per la maggior parte delle volte quella che finisce stretta tra ginocchia e pacchi più o meno in bella mostra sono le donne.

Non so se sia antropologico per dimostrare la propria attitudine maschia e per dimostrare agli altri che si hanno gli attributi.
Poco importa: stare con i testicoli comodamente all’aria è poco educato, occupa spazio ed è insensibile nei confronti degli altri.

Qualcuno dice anche che abbia a che vedere con la molestia perché porsi in quel modo, con quel particolare linguaggio del corpo e avvicinando le sue gambe a quelle di chi si trova di fianco è fastidioso e limitante della libertà altrui.

Chi sono le vittime?

Secondo un’indagine ISTAT del 2018 in Italia il 15,9% delle donne nell’arco della vita hanno subito contatti fisici contro la loro volontà – il 60% delle volte è avvenuto ad opera di un estraneo e nel 27,9 % dei casi è avvenuto su un mezzo pubblico.

Dalla mano morta all’appoggio “involontario” trovarsi addosso il corpo di qualcuno risulta spiacevole. Purtroppo sono molestie che difficilmente vengono denunciate, segnalate, manifestate, perché vengono svilite, spesso prese come qualcosa di inevitabile.

La cosa che spesso si fa, è cercare di sfilarsi dalla situazione il più velocemente possibile.

Difficilmente si denuncia. Ancor meno se ne parla perché si finisce con l’essere etichettate come esagerate, quando alla fine quello che si chiede è semplicemente il rispetto di uno spazio determinato.

Io che vi sto scrivendo in 15 anni di pendolarismo ho subito manspreading ma più di tutto contatti fisici prolungati non richiesti e peni messi in mostra sugli autobus pubblici. No, non è raro che capiti, purtroppo. E si, non si denuncia. Ma andrebbe fatto.

Ora che ho acquisito consapevolezza saprei senza dubbio cosa fare, ma ai tempi mi mancava il coraggio e l’unica cosa che volevo era togliermi dall’imbarazzo.

Maschi che si allargano un po’ troppo

Non dico che nella maggior parte dei casi il manspreading sia fatto con finalità vessatorie, ma tant’è: avere di fronte o di fianco uno a gambe praticamente divaricate mette a disagio. Basterebbe poco: basterebbe farci caso.

Vi siete mai trovati in questa situazione? Oppure siete degli sbracati cronici e non volete che ve lo si faccia notare?

 

Continua a leggere

treding