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“Ho conosciuto Ostin, vittima di un’Italia che sta diventando brutta.”

“Ho conosciuto Ostin, vittima di un’Italia che sta diventando brutta.”

Mi scrivono:

“Bologna, 22 Gennaio 2019.
Torno a casa in bici e mentre parcheggio vicino ad un semaforo, osservo un ragazzo chiedere l’elemosina. Stanco e con poche speranze si avvicina a tutte le macchine, qualcuno fa lo sforzo di abbassare il finestrino, qualcun altro no.

Mentre lego la bici scatta il verde e lui si avvicina per chiedere una mano anche a me. Gli dico: “aspetta dovrei avere degli spiccioli”, troppo spesso salvifici per la coscienza ma almeno utili per il suo pranzo. Mi chiede come mi chiamo e come sto, gli faccio le stesse domande, il mio interesse gli regala un sorriso. A me, il suo sorriso migliora la giornata.

Si chiama Ostin. Mi chiede se dove lavoro io c’è posto anche per lui, se posso aiutarlo visto che sa lavorare e parlare italiano. Gli dico che studio e non lavoro ma che se dovesse capitarmi un’offerta vengo a cercarlo di nuovo qui. Mentre sto per salutarlo arriva una macchina, scende un uomo con un sorriso fatto di disprezzo per noi ma inconsciamente più per se stesso e per quello che sta per dire, chiede ad Ostin: “ancora tu?”. Lo guardo e gli dico di stare tranquillo, stiamo solo parlando. Ostin gli dice che sono come sua sorella ed è tutto a posto.

L’italiano confuso e imbambolato da chi, come lui, mangia pane e nutella la mattina, se ne va.
Vorrei dire ad Ostin che gli italiani non sono tutti così ma purtroppo non ci riesco, sbaglio. Mi fa notare il suo dispiacere. Ribadisce che vuole solo lavorare e che è contento che io non sia scappata. Si chiede perché la gente reagisca cosi. L’unica cosa che riesco a dirgli è: “mi dispiace, l’Italia sta diventando brutta”. Mi stringe la mano, gli auguro buona giornata. Si chiama Ostin e vuole solo lavorare.

Ah dimenticavo, per chi non lo avesse capito, ha una combinazione genetica per cui la sua pelle è scura, ma non lo ha deciso lui. Viene dalla Nigeria dove forse, e dico forse, non stava molto bene. Credo che cercare un posto migliore dove vivere l’abbia deciso lui, maledetto spirito di sopravvivenza.”

Alessandra mi ha mandato questa storia perché dice che mi legge ogni giorno, che legge quel che condivido e che lo apprezza tanto. I valori che cerco di portare avanti, dice Alessandra, sono gli stessi che condivide lei, e li rivede anche e soprattutto nel racconto di Ostin.

Quel racconto di Ostin lo ha scritto lei stessa, Alessandra, una ragazza all’incirca della mia età, che poi è anche la protagonista della storia insieme al ragazzo nigeriano. Mi dice anche, in un secondo messaggio, che nei giorni seguenti quell’incontro ha cercato di aiutarlo quel ragazzo: aveva trovato un’agenzia di Bologna che cercava dieci persone per un lavoro non ben specificato, così Alessandra ha chiamato quel numero dell’annuncio con la speranza nel cuore, ma ha trovato la segreteria era piena.

Due giorni dopo l’agenzia ha richiamato Alessandra chiedendole se volesse fissare un appuntamento, così lei ha subito detto che non stava chiamando per se stessa ma “per un ragazzo non italiano che parla molto bene inglese”. A quel punto le hanno risposto, ad Alessandra, che non si poteva fare perché “è un lavoro a contatto con il pubblico”.

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Alessandra non è riuscita a capire bene di che tipo di contatto si trattasse, e dalle sue parole neanche riesco a farmene un’idea. Riesco, però, forse, a farmi un’idea del perché un’agenzia che cerca ben dieci dipendenti abbia detto no ad un ragazzo di origini nigeriane. Dico forse, ovviamente, perché le mie restano supposizioni, immaginazioni, ipotesi.

Alessandra ha il numero di telefono di Ostin. Mi saluta dicendomi che in qualche modo riuscirà ad aiutarlo. Ed io glielo auguro: per Alessandra, per Ostin, e per tutti gli italiani perbene che ogni giorno, quando si alzano dal letto, scelgono di stare dalla parte migliore. Quella che resiste a testa alta contro un clima sempre più aspro e ostile nei confronti del diverso, tendendo una mano per aiutare e mai per allontanare.

Caro Ostin, su una cosa devo dare torto ad Alessandra: non è vero che l’Italia sta diventando sempre più brutta. Lei, ad esempio, ne è una splendida eccezione. E sono certo che anche grazie a questi racconti possiamo, insieme, scorgere un po’ di speranza per il Domani.

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