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Storia di quando non mi fecero mangiare il gelato perché sono in carrozzina

Storia di quando non mi fecero mangiare il gelato perché sono in carrozzina

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Mi scrivono:

“Ciao Iacopo, come stai?
Tu non mi conosci, ma io ti conosco e ti seguo da molto tempo, e lo faccio per svariati motivi, tra cui il fatto di ritenerti molto simpatico. Ti scrivo per raccontarti un triste aneddoto, e chiederti un parere.

Succede che domani sera ci sarà una cena di famiglia e tra i parenti ci sia uno zio molto stretto che, per problemi di salute, è ora sulla carrozzina. Io vivo a Torino, e la mia intenzione era quella di andare con la famiglia da una nota pizzeria napoletana (dove davvero ci vai solo per mangiarti una pizza buona), che però non accetta prenotazioni dal venerdì alla domenica.

Io oggi li ho chiamati, spiegando che ero consapevole della regola generale, ma che noi ci accompagnavamo ad una persona disabile al 100%. Loro ci hanno detto che le regole sono regole, ed anche se disabile non ci avrebbero prenotato un tavolo, quindi di venire ed attendere la canonica coda. Al che ho spiegato che il parente disabile non è nelle condizioni di sopportare una coda di mezz’ora, soprattutto sotto questo caldo, e che per una carrozzina non si può improvvisare un tavolo. Niente.

Dispiaciuta, perché il titolare è più scorbutico di me sotto ciclo, ma la pizza sorvola la sua scontrosità, mi sono limitata a salutare e riattaccare... Io ora ti chiedo: ti sembra giusto creare una barriera morale di questo tipo? Si può denunciare una mancata agevolazione in una situazione come questa? Troveresti lecita una eventuale cattiva recensione, esplicitando lo scoglio morale e sociale che questa pizzeria attua nei confronti dei disabili e non?
Ti ringrazio!”

Cara amica, mi ha fatto molto sorridere quel paragone che, devo dire, ha reso bene l’idea… Ma ancor più ha reso il senso di frustrazione per la mancata empatia da parte di chi gestisce il locale in questione. Perché sì, è vero che ci sono regole che dobbiamo rispettate, a maggior ragione se si vuol essere considerati al pari di tutti gli altri, ogni giorno; ma è anche altrettanto vero che, qualche volta, è necessario provare a mettersi nei panni degli altri per comprenderne eventuali disagi.

No, non è assolutamente accettabile una barriera simile. Questo episodio mi ha ricordato una scena vissuta personalmente un paio di anni fa, in una nota gelateria di un paese di mare toscano che frequento ormai da anni. Qui, mi ritrovai a prendere una coppetta gelato da (mi pare) un paio di euro: una coppetta semplice, crema e nocciola, come qualunque altro cliente a caso.

Essendo in carrozzina, per me è assolutamente scomodo mangiare un gelato (ma anche qualunque altra cosa) senza appoggiarmi con le braccia da qualche parte, così mi diressi verso uno dei tavolini esterni (liberi) davanti all’ingresso. Peccato che venni subito placcato da una donna del personale: “Eh no, il tavolo è per chi prende la coppa ‘artistica’!!!” (ovvero una costruzione di gelato oltre ogni legge di gravità, del valore di circa dieci euro, se non ricordo male, e forse anche di più).

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Questo, ripeto, nonostante ci fossero altri posti liberi intorno, agli altri tavoli. Mentre io da seduto non avrei potuto fare diversamente: in fin dei conti si stava trattando di un gelato da consumare in cinque minuti, forse sette, per poi togliermi dalle scatole, e non di una cena completa. E invece no, avrei dovuto pagare almeno il quadruplo per occupare quel posto per me necessario, a prescindere dalle mie evidenti difficoltà.

Inutile dire che, vista la fretta della serata e la scomodità della situazione, ho lasciato che fosse mio babbo a finire il gelato al posto mio, arrendendomi in partenza per lo sdegno e rifiutando così di farmi imboccare in mezzo a una via accalcata. Dove era, in quel momento, la tutela del mio diritto all’indipendenza? Perché se è vero che la mia dignità non verrebbe meno chiedendo aiuto, è altrettanto vero che questo aiuto lo si potrebbe evitare benissimo garantendo l’autonomia ad una persona, quindi perché non farlo?

C’è ancora troppo da fare per far capire alle persone cosa rappresenti la libertà per chiunque conviva con una difficoltà più o meno evidente. Nel frattempo, consoliamoci mangiandoci su… (se ci riusciamo).

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