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La storia di un fallimento (e di perché mi ha fatto bene)

La storia di un fallimento (e di perché mi ha fatto bene)

Leonardo Dri

Ricordo ancora ​la prima volta che persi un cliente​.

Era il mio primo, vero contratto. Importante, molto interessante dal punto di vista economico. Io ero un giovane consulente che lavorava mentre frequentava l’università, avevo appena concluso un master, il mio obiettivo era mettere in pratica ciò che avevo  appreso. Tutto stava andando alla grande.

Per i primi mesi, nessun problema. Il lavoro veniva svolto, i soldi entravano, e mi davano  sicurezza e tranquillità. Poi, in maniera quasi impercettibile, le cose hanno iniziato a  cambiare. Le mail erano sempre meno frequenti, e più stizzite. Le richieste da parte del cliente dal mio punto di vista irragionevoli. Iniziavano ad esserci ritardi nei pagamenti, che mi facevano arrabbiare. Il lavoro lo stavo facendo, così come era stato concordato.

Dov’era il problema?  

Stavo facendo​ la fine della rana nella pentola​. Quando ci ero entrato, l’acqua era fredda, ma a un certo punto il fuoco sotto di me si era acceso, e io non me ne sarei accorto fin quando non sarebbe stato troppo tardi.

Il cliente l’ho perso, in malo modo. Ma all’epoca ero troppo orgoglioso per ammettere che fosse stata soprattutto colpa mia. Avrei dovuto perdere alcuni altri clienti per farmi  capire, principalmente, due cose.

La prima è che ​stavo sbagliando qualcosa​, nel comunicare con il mio cliente e, soprattutto, nell’accordare insieme degli obiettivi.
La seconda è che, molto probabilmente, ​non ero abbastanza bravo​ a svolgere quel lavoro.

Questo è stato il mio primo, grande ​fallimento ​lavorativo. Devo confessare che non  credo di averne vissuti di così eclatanti, dopo, probabilmente perché tutta quella situazione mi ha costretto a mettermi davanti allo specchio, e farmi un bell’esame di coscienza.

La colpa era mia.   

Quando sono riuscito ad ammetterlo, devo confessare che la mia vita è migliorata notevolmente.
Come esseri umani, tendiamo a proteggerci dalle emozioni negative, anche evitando quei pensieri che ce le farebbero vivere. Insomma, per mesi, per non dire anni, ero stato incapace di osservare la cruda realtà dei fatti: ​quei fallimenti erano colpa mia​.
Certo, in un  primo momento è stata dura. La realtà mi è crollata addosso. L’immagine di me stesso, quella del serio professionista, che mi ero costruito nella testa, è andata in pezzi. Un po’ come una scultura di vetro, le è stato sufficiente cadere da pochi centimetri di altezza per frantumarsi, in maniera irreparabile. Ma a ben vedere, quell’immagine per gli altri non era mai esistita, lo era solo nelle mie fantasie.

In un primo momento è stata dura. Ma d’altra parte, perché una ferita guarisca, devi prima disinfettarla, e la procedura di solito non è piacevole.
In un primo momento è stata dura, ma il momento è passato molto velocemente. Ho iniziato a diventare molto più autocritico, e a capire che c’erano delle cose di me che dovevano migliorare. In qualche modo, nel tempo sono diventato quasi un fanatico dell’automiglioramento, e questo mi ha spinto verso un nuovo lavoro, quello che oggi svolgo.

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Oggi, a distanza di anni da quel primo cliente perso, non posso che ringraziarlo, per avermi costretto ad aprire gli occhi sulla realtà.
Perché diciamocelo, siamo tutti d’accordo sul fatto che il fallimento sia utile.

  • Ci fa ​imparare ​qualcosa di nuovo su noi stessi, o ci spinge a cambiare qualcosa che non funziona
  • Ci permette di sviluppare la nostra ​resilienza​, e ci rende più capaci di affrontare le sfide quotidiane
  • Ci porta sulla strada del ​successo ​di lungo periodo: non esiste nessun grande obiettivo raggiunto che non sia passato da una lunga serie di ostacoli superati, più o meno grandi.

La paura e il coraggio

Ma nonostante siamo tutti d’accordo, ne abbiamo ​paura​. Paura del contraccolpo negativo. Paura di quello che potrebbero dire gli altri. Ma come dicevano già gli antichi Babilonesi, ​la paura affrontata diventa coraggio, quella evitata diventa timor panico​.

La migliore ricetta per non aver più paura di fallire?
Inizia a fallire di proposito. Sulle  cose piccole. Fallisci nell’arrivare in orario a un appuntamento. Fallisci nel portare a termine un piccolo obiettivo aziendale. Fallisci nell’ottenere qualcosa da qualcuno. E magari parlane. Da quando ho iniziato a parlare pubblicamente dei miei fallimenti, ho iniziato realmente a vederli sotto una luce diversa. Ora, per me, sono risorse da mostrare e valorizzare, non più limiti da nascondere.

Oppure evita i fallimenti come la peste. Non fare mai nulla di nuovo, per evitare il rischio di fallire. E se per caso accade, non dirlo a nessuno, nascondilo nell’angolo più buio della tua soffitta, e fa finta che non ci sia. Poi, a un certo punto, come Pessoa ti guarderai indietro e scoprirai di ​portare addosso tutte le ferite delle battaglie che non hai combattuto​.

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