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Quando non sai più la differenza tra abitudini e obiettivi

Quando non sai più la differenza tra abitudini e obiettivi

Davide Cardile

Ho parlato con un collega, così definiamo chiunque lavori nel web, come freelance, e cioè giorno dopo giorno cerca di venirne a capo.
Si è detto sorpreso di ciò che avevo fatto negli ultimi due anni. Mi ha detto che anche lui ha questo obiettivo: riuscire a coinvolgere abbastanza persone sui social (vago ma non è questo il punto).

Una persona da Parigi mi ha raccontato mille avventure, mille soddisfazioni ma mi ha confidato di avere un grande cruccio: riuscire ad essere interessante nel web quanto lo è nella vita reale. Ok, paradossale, in realtà se si capisce cosa intende non lo è tanto…ad ogni modo, lui ha questo obiettivo.

C’è un promotore finanziario con il quale sono diventato amico. Ci siamo sentiti dopo tanto tempo: lui è lì, ancora con l’obiettivo di diventare riconoscibile nel web, attrarre clienti come la rivoluzione INBOUND sembra aver promesso.

L’altro giorno invece lo hanno chiesto a me: “Davide, quali sono i tuoi obiettivi?”
“Mhh…non lo so, ho smesso.”

Il problema degli obiettivi

Non ho la pretesa che ciò che dico abbia criteri scientifici o peggio che valga per tutti, io però con gli obiettivi mi sono sempre trovato male e dunque ho smesso di pensarci.

Lungo termine
A meno che per obiettivo non si intenda “imparare a fare un aeroplano di carta”, gli obiettivi sono quasi sempre a lungo termine. Lavorare in una direzione per due o tre anni. In questo mondo però anche un anno è un’eternità e si potrebbe arrivare a destinazione con un obiettivo obsoleto, vincere in un mercato che non esiste più, cose di questo genere.
Oppure, più semplicemente, in un mese, in un anno succedono talmente tante cose che si perde interesse. Cambiano le situazioni, le priorità e bisogna fare spazio ad “altri obiettivi”.

Non ne vale la pena
E magari quando lo raggiungi ti accorgi che hai vinto ma il premio non è abbastanza. Può essere si tratti ancora di scenari mutati ma è probabile che sia una cosa del tutto normale.
Rincorrere e poi chiedersi perché ed ora è una sensazione diffusa.
Può essere frustrante
Obiettivi di una certa rilevanza invece ti fanno sentire sempre troppo lontano. Guardi e ti vedi ancora lì con i tuoi problemi, con le tue ansie, grasso, senza una lira, il tizio che non viene ascoltato da nessuno…

Non hanno un impatto
Molti allora consigliano di puntare piccoli obiettivi. Piccoli traguardi che si possano realisticamente raggiungere. “Perdere un kg”, “guadagnare i tuoi primi 1000 euro… “
Il problema però è che in questi casi non succede mai qualcosa di così importante, qualcosa che cambi tutto. È per questo che molte persone perdono un Kg e poi ne riprendono 10, o guadagnano i primi 1000 euro e poi si indebitano per centinaia.

Il punto insomma è che raggiungere un obiettivo può farti stare bene, può essere un inizio ma non è mai un arrivo soddisfacente. Avrai voglia e bisogno sempre di nuovi obiettivi, e per quanto possa sembrare l’essenza dell’uomo, il brivido delle sfide, somiglia moltissimo alla ruota del criceto.

(Attenzione: se sei un cultore degli obiettivi, un life coach o qualcosa di simile: hai ragione tu, questa è solo la mia idea)

Obiettivi e Cambiamento

Una piccola cosa che ho imparato è che il cambiamento o c’è o non c’è. Ne ho scritto un pezzo su FDR dopo una giornata a San Patrignano ed alcune cose valgono anche in questo discorso.
Cambiare è l’obiettivo per definizione. Se però puntiamo il cambiamento ci ritroviamo ancora con un obiettivo. E può essere lontano, troppo difficile o troppo facile, potrebbe non essere ciò che vogliamo quando stiamo per arrivare.

Il cambiamento invece funziona meglio quando è immediato. Piccole cose, piccoli cambiamenti, smettere di fare una cosa e…sbam, sei cambiato!

Il potere delle abitudini

In uno dei suoi articoli psichedelici James Altucher ha ricordato: “Non sei solo la media delle 5 persone che frequenti, come si usa dire. Sei anche la media delle cinque abitudini…” Mi piace molto l’idea.

Semanticamente potrebbe essere simile o la stessa cosa di avere un obiettivo, ma la differenza è che puoi cambiare da subito. Iniziare da oggi a fare 5 cose di diverso. E poi farle ogni giorno.
Certo è difficile, non dico che non lo sia ma non è così a lungo termine, o così banale, non è frustrante ed ha quasi sempre un GRANDE IMPATTO.

Soprattutto, per quanto sia paradossale (parlare in questi termini di abitudini), è flessibile ed in continua evoluzione.

Le mie 5 abitudini:
• Alzarmi ogni mattina molto presto (non più tardi delle 6:30)
• Parlare ogni giorno con almeno una persona (su skype, al bar, dove capita)
• Leggere qualcosa che non riguarda il mio lavoro
• Fare qualcosa che mi mette a disagio (te ne parlo presto… per essere avvisato > newsletter in fondo alla pagina)
• Scrivere ogni giorno (dal 7 Settembre è diventato “pubblicare” ogni giorno)

Negli ultimi due anni ho fatto le stesse cose ogni giorno ma ogni giorno è stato diverso. È cambiato il mercato, i miei clienti, i miei servizi, il mio modo di scrivere e parlare, sono cambiate le mie necessità, i miei figli stanno crescendo e servono più soldi, ci sono più persone che mi ascoltano… ma al cambiamento dello scenario le monotone abitudini acquisiscono nuovo significato.

Penso mi abbiano portato qualcosa di buono e mi aiutano a superare i momenti No che tutti abbiamo. D’altronde:

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  • L’obiettivo “5000 follower su LinkedIn” invece è andato via senza alcun effetto; sono a 7000 e non è cambiato niente.
  • L’obiettivo “vendere un corso on line” l’ho raggiunto e poi, pur vendendolo, ho scoperto che era più un problema che altro.
  • L’obiettivo “1000 euro al mese” è diventato “non mi bastano 1000 euro al mese”
  • E così per tante altre cose.

Sempre a proposito di  abitudini, cambiamento e risultati:

Un altro aspetto è che le abitudini (prenderle o perderle) ti porta ad un cambiamento molto più impattante di avere o anche raggiungere un obiettivo.
Gli obiettivi, per quanto diano l’idea di ambizione, sono limitati.
Le abitudini portano invece una crescita esponenziale, come dice Mark Manson in YOUR GOALS ARE OVERRATED

Andando al nocciolo della questione

Questo pezzo sta diventando troppo lungo, andiamo al dunque. So bene che ci si può perdere nella gara etimologica, dire che obiettivi in realtà significa questo e quello, o non quello. E che le abitudini, seguirle non sia altro che un obiettivo. Lo so ma non è questo il punto.

Il punto è che fondamentalmente ci sono due modi di ragionare, specie in questo mondo senza tanti riferimenti e senza riferimenti stabili.

  • Puoi lavorare ed inseguire un obiettivo (lasciamolo chiamare ancora così) > Cosa voglio raggiungere?
  • Oppure puoi procedere in un’altra direzione > Chi voglio essere?

La seconda domanda è quella che mi piace di più. Non ho risposte definitive ma mi piace lavorarci continuamente, ogni giorno. Anche in modo apparentemente confusionario e poco organizzato.
Non raggiungere qualcosa ma diventare una persona migliore. Non raggiungere un obiettivo ma svegliarsi e fare qualcosa che ti piace fare.
Non dare un significato numerico, quantitativo ma un significato che non puoi spiegare ma ti fa stare bene.

Perché alla fine siamo un po’ tutti John Lennon. Con qualcuno che ci dice che non abbiamo capito la domanda. Che stiamo sbagliando, che bisogna essere pratici e tante altre cose. Che bisogna avere un obiettivo e lavorare…

Quando avevo 5 anni mia madre mi diceva sempre che la felicità era la chiave della vita.
Quando andai a scuola, mi chiesero cosa volevo essere da grande. Io scrissi “felice”.
Mi dissero che non avevo capito la traccia e io risposi che loro non avevano capito la vita.

Si, diranno così, ma credo che oggi passare per quelli che non hanno capito sia un rischio necessario.

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