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Una storia per accettare di non essere ancora arrivati (e capire che va bene così)

Una storia per accettare di non essere ancora arrivati (e capire che va bene così)

Davide Cardile

Quando parlo del momento in cui viviamo, mi piace definirlo complicato. Ma complicato non significa peggiore. Così come facile non significa migliore.
Facile e complicato sono due facce della stessa medaglia, di una storia che prima di vivere, ci viene raccontata e ci raccontiamo.

Il digitale e la tecnologia ha facilitato di molto quello che è il nostro lavoro (spostamenti, archiviazione, lavoro da remoto, ecc.) ma ha anche complicato le possibilità di fare e pensare.
Senza parlare del cocktail globalizzazione + digitalizzazione + spettacolarizzazione che ci beviamo da anni, anche coloro che non vorrebbero.

C’è del buono. E c’è del meno buono. Come sempre.
Del buono ne parlo continuamente, del meno buono se devo indicare una cosa su tutte, direi che è proprio la ricerca che tutto lo sia e subito.

La ricerca della felicità oggi è qualcosa di complicato e a volte illusorio.
Facilità e velocità ci vengono spiattellate in faccia non appena infiliamo il naso sui social.

L’incredibile successo del tizio in soli due mesi, l’incredibile successo che puoi avere anche tu comprando questo corso o quell’altro. Facendo questo o quell’altro.
Non è una sorpresa se poi la maggior parte delle persone inizia a sviluppare un senso di inadeguatezza.
Il problema non è nuovo ma sono i parametri che sono falsi e sfalsati.

O forse è sempre stato così: il successo è meno oggettivo di quanto si pensi. È ottenere ciò che desideri e non pentirtene una volta ottenuto.

Un’altra cosa da dire è che viviamo in un’era di cazzate.
Cazzate che ci vengono vendute come ricette e ricette che a volte può sembrare di avere davvero bisogno.
La soluzione non c’è. Non c’è nel senso di panacea per tutti i mali. Non c’è come formula copia e incolla.
Ma c’è come linea guida generale. La formula è non credere alle cazzate. Darsi tempo. Seguire la propria integrità più che le mode.
E soprattutto ricordare che le cazzate non portano mai davvero lontano.

Impara da quel fagiano…

Proprio stamattina leggevo una storiella divertente che parla di questo.
C’è un fagiano con il sogno di arrivare in cima ad un albero. Non sa come fare. Ci prova ma fa un goffo salto e finisce per terra.
Accanto a lui c’è un toro che pare ne abbia compassione.
Gli dice che se mangerà il suo sterco avrà la forza di riuscirci.
Il fagiano ci pensa e poi decide di farlo.
Si sente già dal primo boccone più forte. Continua per qualche giorno sino a quando non arriva davvero sul ramo dell’albero.
Ed a quel punto un contadino lo vede, prende il fucile e lo becca in pieno.

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La prima morale: le cazzate sembra ti portino in cima ma quasi sempre è la cima sbagliata o ci rimarrai per poco.

La seconda morale: se ancora non hai ottenuto tutto ciò che desideri è bene così. Tutto ciò che è importante e degno di nota richiede tempo, fatica e tanti errori.

[click_to_tweet tweet=”La maggior parte delle volte, le idee buone e le strade buone sono come le viti: c’è bisogno che incontrino almeno un po’ di resistenza.” quote=”La maggior parte delle volte, le idee buone e le strade buone sono come le viti: c’è bisogno che incontrino almeno un po’ di resistenza.”]

Non c’è fretta. Non c’è una sola strada. Non c’è alcuna gara.

A volte non sei tu troppo in basso, spesso sono gli altri che sono saliti sullo sterco del toro.

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