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Per stare meglio, dobbiamo imparare a dialogare con noi stesse (sul serio)

Per stare meglio, dobbiamo imparare a dialogare con noi stesse (sul serio)

Giulia Viti

“L’emisfero sinistro del mio cervello:
– Sei riuscita a sentire la parola cotechino in Pretty Phat Cat di Ward 21. Sei stanca. Perché non vai a letto?

L’emisfero destro:
– Leggiamo ancora una storia di Asimov. Sei giovane, la puoi ancora reggere una notte in bianco. Prenditi un caffè lungo che fa molto romanzo urbano.

L’esperienza:
– Di cosa hai bisogno?
– Ho bisogno di bere dell’acqua per reidratarmi da tutto quel caffè e dormire. Intanto vado a sedermi un po’ accanto al cane, che ho bisogno di affetto.”

Un dialogo interiore

Questa che hai appena letto non è una storiella zen, bensì il risultato di un allenamento costante e duraturo: quello del dialogo con me stessa.

È una disciplina, dialogare con se stesse: l’ho affinata a lungo, cercando di farmi le domande giuste per trovare soluzioni funzionali, come le proporrei ad una buona amica, al posto di quelle che mi porterebbero a prendere terribili decisioni.
O piuttosto: al posto di quei processi mentali che mi procurerebbero ansia, poi più ansia, sull’onda della quale prenderei poi terribili decisioni.

Te ne parlo perché durante questo mio allenamento ho anche imparato ad osservare i dialoghi interiori altrui, ed è un mondo un po’ spaventoso là fuori.

Siamo troppo dure con noi stesse

Di questi dialoghi mi preoccupano in particolare la quantità di insulti: ammettiamolo, se c’è qualcuno che conosce i nostri punti deboli siamo proprio noi! Sappiamo esattamente quali bottoni premere. E mi preoccupa il modo di auto insultarsi, quasi scherzando.

Me lo ricordo bene questo atteggiamento passivo-aggressivo verso me stessa:
– Brava Giulia, mangia un altro biscotto e di questo passo dovranno allargare la porta della cucina.

Purtroppo non c’è un interruttore On/Off per smettere di comportarci in maniera così giudicante nei confronti di noi stesse.
Tuttavia, come per tutte le cose serie della vita, questo fenomeno ha infinite sfumature.

Perché non va bene

Per le persone che accettano la crescita personale come elemento fondamentale della propria esistenza questo meccanismo è ancora più infido. Mi spiego meglio:

1. La crescita personale implica uscire regolarmente dalla propria zona di comfort
Questo si significa che ti esponi continuamente a delle nuove insicurezze. Fa parte del gioco.
Se non affronti queste insicurezze con gentilezza verso te stessa, il rischio è di prenderti a calci nel portacoda pensando invece di perseguire la via della grandezza.

Non farai altro che fragilizzare la tua immagine di te finché, inevitabilmente, riuscirai ad autosabotarti e sarai obbligata a fermarti.
Ad esempio: sei sempre andata bene negli studi e non riesci a trovare il tuo spazio nel mondo del lavoro? Oppure hai sempre viaggiato e fatto mille cose, ma ti trovi ad un punto morto e ti sembra di essere rimasta con un pugno di mosche?

In situazioni come queste inizia a ripensare a come parli con te stessa, perché è possibile che tu ti sia autoconvinta di non saper affrontare le sfide che ti si presentano davanti.

2. Alcune aspettative possono risultare falsate
Non ti va che qualcosa non ti riesca? Ma proprio no?
Sei abituata a risolvere i problemi della tua esistenza da un bel po’ di tempo e non ti pare grave se ti sei data della stupida per esserti dimenticata il portafoglio a casa.

Fossi in te ci ripenserei.
Se ti sei “sentita” darti della stupida in quell’occasione, vuol dire che lo fai senza accorgertene, e questo diverse volte al giorno.
Magari con parole diverse, ma quello è.

Se sei proprio tu il tuo personale avvoltoio che appollaiato sulla spalla, penso che tu voglia saperlo, giusto?

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Due consigli molto pratici

1. Metti la sveglia
Imposta la sveglia in due orari diversi della giornata in cui sei sicura di non essere occupata, e scrivici la domanda “Di cosa hai bisogno?”

Nessuno ce lo chiede mai, e quindi non ce lo chiediamo neanche noi. Ma è estremamente importante saperlo, quindi organizzati un momento in cui ti puoi fare la domanda, senza retorica.

In questo modo riuscirai a prevenire l’insorgenza di molte ansie e preoccupazioni che ti sembra “appaiano” e basta nella tua vita, ma che in realtà si materializzano perché non ti ascolti abbastanza, neanche quando ti tratti male.

2. Creati un alter ego
Non ti sto dicendo di sdoppiarti a forza la personalità, ma sicuramente avere “qualcuno” con cui parlare rende l’esercizio più naturale piuttosto che parlare da sola. Allora immaginati qualcuno con cui dialogare. Almeno all’inizio.

Io iniziai immaginando una Giulia che non sapeva niente del mio mondo, e che faceva domande come le avrebbe fatte ad una cara amica.

“Come ti fa sentire quella persona?”
“Perché non vuoi andare?”
“Come stai?”

Con il tempo le voci si sono fuse, anche se ancora mi capita di mettere le cuffie del telefono e parlare da sola ad alta voce, nei momenti di maggiore stress. Ma questa è un’altra storia 😉

Prova e fammi sapere come ti sei trovata: ti aspetto nei commenti!

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