Stai leggendo
Raccontare l’impresa: l’ambiguo storytelling di Facebook

Raccontare l’impresa: l’ambiguo storytelling di Facebook

Tre anni fa gli hacktivists di Anonymous diffusero dati riguardanti un gruppo di pedofili operante negli Stati Uniti. Questi producevano e si scambiavano materiale pedopornografico; Anonymous, bypassando una rete di sicurezza che la polizia USA non era riuscita a valicare per limiti organizzativi, legali o di capacità, ne rese pubblici nomi e indirizzi, seguiti dal motto “We are Anonymous. We are legion. We do not forgive. We do not forget. Expect us!”.

Qualche giorno fa, Facebook ha oscurato le pagine afferenti ai gruppi politici di Forza Nuova e CasaPound a titolo definitivo, e così ha fatto nei confronti dei loro esponenti politici più noti. La dichiarazione dell’azienda è, a modo suo, esemplare: “Le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono non trovano posto su Facebook e Instagram”.

Ciò che è accaduto, nel primo e nel secondo caso, ha fatto tirare un sospiro di sollievo a molte persone, me incluso. Nel primo caso è stata sgominata una rete di pedofili e sono stati presentati alla giustizia i suoi componenti – in un modo non molto differente, se ci pensate, da quando un supereroe fa trovare un malvivente stordito sui gradini del palazzo di giustizia; nel secondo caso è stato applicato un principio della Costituzione, nonché una serie di leggi che lo applicavano – le leggi Scelba e Mancino.

Come ho detto ho esultato. C’è un però su cui invito a riflettere i lettori di Purpletude. È effettivamente stato applicato un principio della Costituzione? È ciò che è successo? Perché se fosse ciò che è successo, bene, Facebook direbbe: Abbiamo fatto ciò che andava fatto, e fine. Ma non lo ha detto. Rileggete lo statement: “Le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono non trovano posto su Facebook e Instagram”.

È giusto demandare a un servizio privato un’attività che è esplicitamente riservata alla giustizia? È valido il principio machiavellico del fine che giustifica i mezzi, oppure dobbiamo pensare – e sì, io credo che dobbiamo sempre farlo – all’idea che un potere applicato nel bene può esplicitarsi anche nel male in altri momenti o altri contesti?

Faccio un esempio. Quella che abbiamo letto è una dichiarazione, chiaro, e quindi deve essere in qualche modo riassuntiva di un punto di vista, e oltre a questo è una dichiarazione che riflette un TOS (Terms of Service) di cui siamo a conoscenza; ma se, per dire, una persona dichiara il proprio odio nei confronti di un gruppo politico, Facebook ha il diritto di cancellare un contenuto (che, ricordo, appartiene alla persona in questione) solo per il fatto che questo stesso messaggio, in base al TOS, non trova posto su Facebook o Instagram?

Magari ti interessa
Impiegati in ufficio

La risposta è ovviamente sì: limitatamente a ciò che le è consentito dalla legge, Facebook può fare ciò che vuole. Se in un locale bisogna presentarsi vestiti anni ’70, non avete un diritto di entrare previsto dalla legge: dovete stare alle regole del locale. Punto. E in merito al contenuto, è vero che noi siamo proprietari del nostro contenuto, ma è anche vero che se lo scriviamo con uno spray sul muro il padrone dello stabile non può spacciarlo per suo, ma cancellarlo sì.

E infatti ciò che dico qui non è che Facebook abbia o non abbia il diritto, ma che il suo statement è preoccupante: nello storytelling noi stiamo sentendo che l’azienda la pensa come noi, e invece non solo non è vero, ma anzi quello statement non lo percepiamo come preoccupante solo perché al momento ci è favorevole. Ma un potere applicato nel bene può esplicitarsi anche nel male in altri momenti o altri contesti, o – come sta accadendo attualmente – può essere sospeso nel caso di individui politici che esprimano un odio molto più esteso di quello di CasaPound solo per il fatto che CasaPound aveva un seguito tutto sommato limitato e loro molto più capillare; oppure ancora, può ragionare su dinamiche che non capiremmo perché mosse da interessi diversi. È il caso, per fare un esempio semplice, della distonia per noi italiani tra la censura dei capezzoli e la non censura di messaggi fascisti: negli Usa nascono su due basi, libertà di espressione e puritanesimo, e quindi quello che a noi pare assurdo per loro è normalità.

Aggiungo una cosa. È molto pericoloso esultare quando un diritto non viene soddisfatto dallo Stato e questo stesso diritto viene invece restituito da un’organizzazione diversa dallo Stato. È nata così la Camorra, per dire.

Cosa ne pensi?
Bellissimo
0
Interessante
0
Non so
0
Pessimo
0
Leggi i commenti

Esprimi la tua opinione

Non preoccuparti: il tuo indirizzo email non sarà visibile nella pubblicazione.

Torna in cima