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Dottor Google: istruzioni per l’uso (e per non perdere tempo)

Dottor Google: istruzioni per l’uso (e per non perdere tempo)

  • L'autodiagnosi su internet non risponde alle domande: aumenta solo i dubbi
  • Se consultiamo Dottor Google, prendiamo qualche precauzione (vediamo quali)
  • L'opzione migliore è sempre richiedere un consulto con un medico in carne ed ossa
Dottor medico e paziente

Viviamo nell’epoca in cui privilegiamo i servizi che sono disponibili presto, anzi subito. Così quando la nostra vita è improvvisamente “ferita” da un nuovo sintomo, finiamo per preferire il servizio più veloce. Tra una visita medica dopo qualche ora o qualche giorno e un consulto immediato con Dottor Google, preferiamo quest’ultimo.

C’è un piccolo problema, tuttavia, i due servizi sembrano simili, ma non sono esattamente la stessa cosa. Sapere distinguere in cosa un medico e Dottor Google si differenziano, potrebbe esservi molto utile.

I medici in carne e ossa

Quando ci rivolgiamo a un medico, uno di quelli in carne e ossa, normalmente abbiamo una domanda molto precisa nella testa: “Dottore, mi dica, che cosa ho?”. Vogliamo dare al sintomo che ci affligge un nome, al più presto.

A volte scopriamo che ci sono più terapie possibili, e quindi dobbiamo scegliere. Tuttavia, questo dilemma non è un problema così grande come tenersi nella testa quella domanda angosciante: “Che cosa ho?”.

Siamo fatti così: non tolleriamo l’assenza di spiegazioni. Come dice Nietzsche: “Una spiegazione qualsiasi è meglio che nessuna spiegazione”.

La rivoluzione di Dottor Google

È andata così per anni, fino a quando gli smartphone sono finiti nelle nostre tasche e improvvisamente abbiamo deciso che non valeva la pena attendere fino a quando avessimo avuto un medico in carne ed ossa davanti a noi.

Abbiamo estratto il nostro telefono cellulare dalle tasche e abbiamo chiesto a Dottor Google: “Che cosa ho?”.

Google ha sempre una lunga lista di risposte per ogni domanda che gli poniamo. Saprà sicuramente proporci almeno una risposta anche a questa semplicissima domanda. E invece no. A questo quesito, Google non sa ancora rispondere!

Non ha i sensori per vederci, toccarci, sentirci. Può leggerci o ascoltarci, ma non valutarci, per il momento. Così accade che se domandiamo a Dottor Google “Che cosa ho?”, lui ci dà risposte strane, per non fare brutta figura.

Ci parla del verbo “avere”, ci propone una traduzione. Insomma, non sa rispondere.

Da “Cosa ho?” a “Cosa è?”

Di per sé, le cose dovrebbero finire qui. Noi mettiamo giù il telefono e ci rechiamo dal medico.

Invece, non va esattamente così. Decidiamo di adattarci. Conosciamo Dottor Google. Lui ha una grande cultura. E in quel momento a noi sembra che se anche solo qualcuno potesse darci qualche informazione, saremmo più tranquilli.

“Se Dottor Google non può dirmi se ho il Coronavirus, che mi dica almeno che cosa è il Coronavirus”.

Riprendiamo in mano il telefono e diciamo “Ok Google!” e poi “Che cos’è … ?”. E Dottor Google risponde. Ascoltiamo la risposta oppure diamo una bella scrollata e un rapido sguardo ai titoli proposti.

Domande che generano domande

Soddisfatti?

Abbiamo avuto risposta alla domanda “Che cosa ho?”. No! Per nulla. Tuttavia, dire che non è successo nulla, non sarebbe esatto. Prima avevamo una domanda sola nella testa (“Che cosa ho?”), adesso ne abbiamo due:

  • “Che cosa ho?”
  • “Ho per caso quella cosa bruttissima che ho intravisto su Dottor Google?”.

I più timorosi tra noi spengono subito il telefono. Il rischio che le domande aumentino in numero è troppo grande.
I più coraggiosi, invece, non si arrendono e decidono di approfondire un attimo. Aprono i primi titoli e leggono.

In pochi istanti nel cervello si succedono una serie di frasi del tipo “A questo non avevo pensato!” oppure “Caspita, mi sa che potrebbe essere più grave di quanto pensassi!” oppure “Ma qualcuno è morto per questo!”.

Così finisce che Dottor Google, con la sua competenza enciclopedica, non ha semplificato le cose, ma le ha complicate. Non ci ha rassicurato, ci ha preoccupato ancora più di prima.

Da come gestire i sintomi a come gestire i dubbi

E adesso?

Sarà meglio rivolgersi a un medico in carne ed ossa, di quelli tradizionali. Il problema è che a quel medico ora non domanderemo più solo “Che cosa ho?”, ma anche “Mi assicura che non ho questo, questo e questo?”.

Tante volte mi è capitato di vistare persone che lamentavano un sintomo. Fatta una visita accurata, ho espresso il mio parere e ho proposto una terapia. Tuttavia, ho letto sul viso di alcuni pazienti una certa insoddisfazione. Persisteva uno stato di preoccupazione.

Quando ero giovane e inesperto, non ci pensavo. Poi, a forza di trovarmi in quella situazione, ho cominciato a capire. Quelle persone mi hanno aiutato a capire. Semplicemente non avevo risposto alla loro domanda più angosciante “Mi assicura che non ho questo?”.

Farò un esempio per intenderci. Ho visitato persone che avevano mal di testa e che avevano letto su Google che tra le cause comparivano anche i tumori. Queste persone volevano sapere quello: “Mi assicura che non ho un tumore?”.

Ormai come medico lo so che le domande sono sempre due. Così, in anticipo, chiedo: “Lei si è fatto un’idea di cosa potrebbe avere?”.

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Come gestire Dottor Google?

Ci sono poche cose certe nella vita. Ad oggi una di queste è che Google è sempre molto più disponibile di un medico in carne e ossa a tentare di rispondere alle nostre domande sulla salute. Quindi la domanda ora è: “`È possibile fare un uso di Dottor Google che sia utile e non fuorviante?”.

Lo scopriremo meglio nei decenni. Di certo in questo momento mi sento di dare tre indicazioni molto precise.

1. La domanda

Prima di iniziare una ricerca su Dottor Google, prendete carta e penna e scrivete la vostra domanda. Potete iniziare così “Vorrei sapere … “ oppure “Vorrei sapere come…”.

2. Gli appunti

Adesso che avete una domanda, cominciate a cercare.
Leggete, ascoltate, osservate.

Quello che è importante è che prendiate appunti di quello che scoprite. Annotate frasi, dati, numeri, citazioni, indirizzi. Come se doveste compilare una ricerca o una tesina per la scuola.

3. Il tempo

Il tempo è l’elemento decisivo. Avete solo due modi per fare una ricerca che vi soddisfi davvero:

  • Vi date il tempo sufficiente per capire e al tempo stesso evitate che si divaghi.
  • Evitate di farla.

Se il tempo è troppo poco, infatti, non riuscirete ad approfondire abbastanza. Quando invece il tempo è troppo, il rischio è di finire per perdervi dietro ai dettagli e di non trarre le somme di ciò che avete trovato.

Prima di aprire Dottor Google, prendisponete una sveglia a suonare 60 minuti dopo, non un minuto di più, non un minuto di meno.

Ricordate: Potete sempre non farlo (e Dottor Google non se la prenderà)

Adesso sapete come mettere le redini a Dottor Google e metterlo davvero al vostro servizio. Tuttavia, proprio in quel momento, potreste pensare che forse non vale la pena passare un’ora davanti a Dottor Google. Tanto vale recarsi dal medico o magari aspettare un po’ e vedere cosa succede.

In quel momento ricordate che potete sempre lasciare perdere.

In fondo, la vostra domanda non era “Che cosa è …?”, ma “Che cosa ho?”. Quindi, per quanto Dottor Google possa darvi tante informazioni, non sta comunque rispondendo alla vostra domanda.

Vi sta rubando tempo.
Vi sta distraendo.  

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